diluvio

Claudia Castellucci porta in scena una danza che riattiva l’antica tecnica della pantomima, costruendo una ritmica del testo su cui i corpi si muovono in un principio di interdipendenza. L’infinito carnale nasce da un dialogo immaginato tra Antonio d’Egitto e Ilarione di Gaza, eremiti del III secolo che scelsero il deserto come luogo di combattimento interiore. Alle domande di Ilarione, le risposte del maestro non orientano ma disorientano, aprendo spazi di pensiero e visioni. In questo paesaggio essenziale, la danza cerca forme senza modelli, generate da un’assenza radicale. Un lavoro rigoroso sulla percezione del tempo, in cui l’atto creativo diventa necessità di rappresentare il mondo. Castellucci, Leone d’Argento alla Biennale di Venezia, prosegue così la sua ricerca.

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