Crisi di nervi: Peter Stein torna a Čechov con tre atti unici tra sarcasmo e crudeltà

08 gennaio 2026

Tre “scherzi scenici” scritti da un Čechov non ancora trentenne tornano in scena come un congegno comico di precisione, capace di far emergere nevrosi, isterie e fragilità con un sorriso che graffia. Dal 9 all’11 gennaio al Teatro Diego Fabbri di Forlì arriva Crisi di nervi. Tre atti unici di Anton Čechov con la regia di Peter Stein, vincitore del Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2024, alla guida di una compagnia di interpreti che si alternano nei tre testi scelti: L’orso, I danni del tabacco e La domanda di matrimonio.

Lo spettacolo riporta Stein a uno dei suoi autori di riferimento, costruendo una modalità artistica non convenzionale fondata su una continuità creativa collettiva. Gli atti unici, scritti tra il 1884 e il 1891, nascono nel solco della commedia francese e del vaudeville, generi allora molto in voga, ma nel tempo hanno assunto una centralità ben più ampia, diventando laboratorio di temi, personaggi e tensioni che attraverseranno tutta l’opera matura di Čechov.

In L’orso una disputa economica degenerata porta il protagonista a sfiorare la morte per rabbia, fino al paradosso di sfidare a duello una donna e finire in ginocchio a chiederle di sposarlo. La pièce, interpretata da Maddalena Crippa, Sergio Basile e Alessandro Sampaoli, gioca sull’esasperazione dei sentimenti e sull’improvvisa reversibilità dei ruoli, trasformando l’ira in desiderio. I danni del tabacco affida invece a Gianluigi Fogacci il monologo di un oratore chiamato a tenere una conferenza sugli effetti nocivi del fumo, che diventa invece la confessione amara di una vita matrimoniale disastrosa. Tra starnuti, attacchi d’asma e digressioni involontarie, la comicità si apre a un sottotesto di frustrazione e resa, in cui la risata convive con una sottile crudeltà. In La domanda di matrimonio, interpretato da Alessandro Averone, Sergio Basile ed Emilia Scatigno, c’è infine il tentativo di una proposta nuziale che si trasforma in una catena di litigi, svenimenti e attacchi isterici. La timidezza del futuro sposo, unita a difficoltà fisiche e ipocondriache, innesca una spirale di conflitto che rende impossibile l’atto stesso per cui l’incontro era nato.

Nelle sue note Peter Stein ricorda come, dopo l’insuccesso delle prime opere drammatiche, Čechov avesse deciso di dedicarsi ai vaudeville, regalandoci testi “pieni di sarcasmo, di comicità paradossale, di stravagante assurdità e di folle crudeltà”. E aggiunge che “l’estrema comicità, l’esasperazione e gli eccessi di crudeltà utilizzati dall’autore, possono funzionare soltanto se accompagnati da un sottofondo realistico e psicologicamente giustificato”. È su questo equilibrio tra eccesso e realismo che Stein costruisce il lavoro con gli attori, mantenendo intatta la complessità dell’universo cechoviano.

La messinscena è accompagnata dalle scene di Ferdinand Woegerbauer, dai costumi di Anna Maria Heinreich e dalle luci di Andrea Violato, che contribuiscono a delineare uno spazio scenico funzionale al ritmo serrato e alle continue oscillazioni emotive dei personaggi. Il risultato è un dispositivo comico che non attenua la crudeltà dei rapporti umani, ma la rende ancora più evidente attraverso la precisione del gioco teatrale. Sabato 10 gennaio alle ore 18 è previsto il consueto Incontro con gli Artisti al Ridotto del Teatro, condotto dal giornalista e scrittore Pietro Caruso.