La gatta sul tetto che scotta: il classico di Williams diretto da Leonardo Lidi 

02 febbraio 2026

È uno dei drammi più feroci del secondo Novecento americano, La gatta sul tetto che scotta, un testo del 1954 di Tennessee Williams che mette in crisi l’idea di famiglia come luogo naturale di protezione e che pone domande che restano intatte nel tempo: quanto siamo disposti a sacrificare pur di restare dentro una famiglia? Che peso hanno le aspettative sociali sulle vite private? E se il vero inganno fosse proprio l’idea di felicità che ci viene imposta come modello? Nella recente lettura di Leonardo Lidi, tra i più apprezzati registi della scena contemporanea italiana, il dramma di Williams (in scena il 3 e 4 febbraio al Teatro Ariosto di Reggio Emilia) diventa una lente per osservare le forme contemporanee dell’esclusione, del ricatto affettivo e della violenza simbolica.

Siamo nel Sud degli Stati Uniti, nella casa dei Pollitt. Il padre sta morendo di cancro e attorno al suo letto si consuma una guerra fredda fatta di eredità contese, desideri repressi e ruoli imposti. Margaret tenta disperatamente di salvare il matrimonio con Brick, ex campione di football ormai alcolizzato e distante; i cognati tramano per assicurarsi il patrimonio; la madre si aggrappa alle apparenze come a un ultimo baluardo di ordine. Sotto la superficie del perbenismo familiare si annida però un segreto che nessuno è disposto a nominare, e che rende ogni rapporto instabile e violento.

Dopo aver affrontato l’universo di Williams con Lo zoo di vetro, e dopo la trilogia čechoviana, Leonardo Lidi torna al drammaturgo americano con uno sguardo netto e dichiaratamente politico. “Quando ho letto sui giornali il ritornello della donna che deve sentirsi realizzata solo in quanto madre, ho deciso di rispondere con La gatta sul tetto che scotta. Margaret dovrà fingere una gravidanza per non essere espulsa dal sistema-famiglia, per non essere considerata inutile, una creatura che non genera e quindi non esiste”, afferma il regista. Una lettura che mette al centro il corpo femminile come terreno di conflitto e di esclusione, e la famiglia come dispositivo di controllo.

In scena Valentina Picello (recente Premio Ubu come miglior attrice dell’anno) è Margaret, figura sospesa tra desiderio di amore e necessità di sopravvivenza; Fausto Cabra interpreta Brick, uomo paralizzato dal rifiuto e dall’alcol; Orietta Notari è la madre aggrappata alle convenzioni, mentre Nicola Pannelli dà corpo a un padre morente intorno al quale ruota l’intero sistema di potere familiare. Completano il cast Giuliana Vigogna, Giordano Agrusta, Riccardo Micheletti, Greta Petronillo e Nicolò Tomassini, chiamati a restituire un universo domestico in cui ogni relazione è attraversata da tensioni latenti.