Il Liscio chiama a raccolta la sua comunità: al via la campagna regionale per costruirne la memoria condivisa

18 giugno 2026

C’è una parte importante della storia del Liscio che non si trova nei libri, ma nelle case delle persone: nelle fotografie di una serata danzante, nei racconti di famiglia, negli spartiti conservati negli archivi privati, nei manifesti che hanno attraversato le stagioni delle balere.

Per riportare alla luce questo patrimonio diffuso, la Regione Emilia-Romagna avvia una raccolta pubblica di documenti e testimonianze che coinvolge cittadini, musicisti, ballerini, orchestre e appassionati, con l’obiettivo di raccontare il valore culturale e sociale di una tradizione che continua a segnare l’identità del territorio.

L’iniziativa punta ad ampliare il patrimonio documentale già disponibile sul Liscio e sulle musiche popolari tradizionali emiliano-romagnole, valorizzandone non soltanto la dimensione artistica e musicale, ma anche il profondo radicamento sociale. Un percorso che guarda anche alla costruzione del dossier da sottoporre alla Commissione nazionale Unesco per la proposta di inserimento del Liscio e delle musiche popolari tipiche nella lista del patrimonio culturale dell’umanità

L’invito è rivolto a cittadine e cittadini, musicisti, ballerini, scuole di danza, orchestre, organizzatori, studiosi e appassionati. Attraverso il portale Vai Liscio sarà possibile condividere fotografie, video, registrazioni audio, locandine, programmi di sala, spartiti, copertine di dischi, materiali d’archivio e testimonianze personali che raccontano il ruolo che il Liscio ha avuto nella vita delle comunità locali.

“Il Liscio è molto più di un genere musicale: è un patrimonio di storie, affetti e legami che attraversa le generazioni e contraddistingue la storia del nostro territorio- sottolinea l’assessora alla Cultura, Gessica Allegni-. Vive nei ricordi custoditi nelle famiglie, nelle balere, nelle piazze, nelle feste di paese. Per questo vogliamo costruire una memoria collettiva che parta proprio dalle persone, dai loro racconti, dalle immagini e dai suoni che hanno segnato momenti di vita. Ogni contributo è un tassello prezioso che ci aiuta a restituire la ricchezza e la vitalità di questa tradizione, accompagnandola verso il riconoscimento Unesco”.

I materiali potranno essere caricati in autonomia fino a settembre 2026, registrandosi sul sito Vai Liscio. L’obiettivo è costruire un archivio condiviso capace di raccontare, attraverso le storie delle persone, il valore culturale e identitario di una tradizione che continua a rappresentare un elemento fondamentale del patrimonio dell’Emilia-Romagna.

La campagna di raccolta intende restituire il carattere autenticamente comunitario del Liscio, una tradizione costruita nel tempo non soltanto da artisti, musicisti e orchestre, ma anche dalle esperienze quotidiane di chi ha frequentato balere, feste popolari, circoli e luoghi di aggregazione che hanno accompagnato la vita di intere generazioni.

L’iniziativa riconosce il valore della partecipazione diretta delle persone nella costruzione della memoria collettiva. Attraverso il contributo di cittadini e cittadine sarà possibile raccogliere punti di vista, storie e materiali spesso custoditi negli archivi familiari o nella memoria personale, ampliando il patrimonio di conoscenze disponibile e restituendo una narrazione più ricca e rappresentativa della storia del Liscio in Emilia-Romagna. Ogni contributo, piccolo o grande, potrà così diventare parte di un racconto condiviso che valorizza il ruolo delle comunità nella trasmissione e nella tutela del patrimonio culturale.

Nel frattempo, la Regione ha già avviato un percorso di studio e valorizzazione del patrimonio culturale rappresentato dal Liscio e dalle musiche da ballo popolari dell’Emilia-Romagna riconoscendone il valore storico, sociale e culturale. Ora, questa raccolta punta anche alla costruzione di un dossier da sottoporre alla Commissione nazionale Unesco per la proposta di inserimento nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità.