- Data di pubblicazione
- 06/10/2026
- Ultima modifica
- 06/10/2026
Periferico Festival attraversa Modena: corpi, comunità e nuovi modi di abitare la città
Da quasi vent’anni Periferico lavora sulla città come su una materia da spostare, incrinare, rileggere: luoghi consueti che cambiano funzione e regalano nuovi punti di vista. Un centro commerciale espone dunque le logiche del consumo e del lavoro, un cimitero diventa spazio scenico, una strada si trasforma in agorà, mentre il Villaggio Artigiano si offre come territorio di relazione tra pratiche artistiche, abitanti e pubblico. Il festival lavora su questo slittamento dello sguardo, portando quindi le arti performative fuori dagli spazi deputati e mettendole alla prova del reale. Dal 9 al 18 ottobre il festival curato da Collettivo Amigdala torna a Modena con la sua diciottesima edizione, ancora una volta intitolata Becoming, e una geografia che dal Villaggio Artigiano di Modena Ovest si allarga al Cimitero Monumentale di San Cataldo, al Centro Commerciale Grandemilia, alla Palestra La Fratellanza, a Largo Aldo Moro e ad altri luoghi dello spazio pubblico.
Attraverso pratiche site-specific e community-specific, nate cioè dall’incontro con un luogo e con chi lo abita, il pubblico non assiste soltanto, ma cammina, entra, ascolta, prende parte a un’assemblea o a una performance, cambia posizione. A orientare simbolicamente questa edizione è una presenza quasi invisibile e insieme ingombrante: il pesce siluro, arrivato nei fiumi del Nord Italia negli anni Sessanta e ancora descritto come specie “aliena” o “invasiva”. È da questo vocabolario, nato in ambito ecologico ma ormai familiare anche quando si parla di corpi e migrazioni, che il festival prende le mosse per interrogare ciò che una comunità riconosce come proprio e ciò che invece decide di percepire come estraneo. “Seguire linee di desiderio e non strade già tracciate”, scrivono le curatrici Federica Rocchi e Serena Terranova, significa accettare anche una quota di disorientamento e provare a riorientare lo sguardo.
Non sorprende allora che molte delle opere in programma prendano la forma di istituzioni immaginarie: un’agenzia immobiliare, un rifugio, un’agorà, una lezione di botanica, un luogo di lavoro senza lavoratori. Più che costruire mondi separati dalla realtà, sembrano spostare di pochi gradi quello che già conosciamo, quanto basta per renderlo nuovamente visibile.
Si comincia venerdì 9 ottobre con Dopo il lavoro di Giulia Scotti, alla Sala Polivalente Ex Circolo Piazza: una performance partecipata nata dal confronto con persone che hanno attraversato la fine della vita lavorativa e il cambiamento di prospettiva che ne è seguito. In serata OvestLab ospita invece This is a gathering di Ane Gain, duo formato da Valeria Miracapillo e Francesca Maciocia, che costruisce dal vivo un paesaggio sonoro tra noise, droni e ritmi sincopati.
Il primo fine settimana mette subito in relazione alcuni dei grandi temi dell’edizione. La casa, anzitutto, con (Un)real Estate Agency di Elisabetta Consonni, che il 10 e l’11 ottobre trasforma il pubblico nei clienti di un’agenzia immobiliare paradossale per interrogare un mercato in cui l’abitare è diventato sempre più prodotto finanziario. La natura e le sue classificazioni, con Botanica Queer di Nina’s Drag Queens, itinerario botanico sui tacchi che guarda all’universo vegetale sottraendolo a categorie troppo rigide. E ancora il corpo, la memoria e il racconto con archiviozeta, che al Cimitero Monumentale di San Cataldo presenta Gran Teatro del Mondo, spettacolo itinerante ispirato ai racconti di Olga Tokarczuk. Il confronto prosegue negli incontri Sui tacchi, nell’erba, con l’antropologa Alessandra Gribaldo e la critica Sabrina Fasanella, e Voglio andare a vivere, che riunisce Consonni e il gruppo di lavoro di (Un)real Estate con il giornalista Alex Giuzio e la ricercatrice Sarah Gainsforth.
Domenica 11 entra in scena anche Opera Bianco con Playground #Modena, dispositivo coreografico realizzato con la comunità artistica residente Bottega Baleno, nel quale generazioni diverse condividono il movimento e lo spazio urbano. Nella stessa giornata la redazione di Fionda dà avvio con Desiderio n. 1: Alberi alla prima fanzine del Villaggio Artigiano, mentre per tutto il primo segmento del festival il MOP officina ospita Cantiere Aperto: qui prende forma, pezzo dopo pezzo, l’agorà mobile di El Miad, progetto del Collectif sans Adresse che sarà poi abitata dalle assemblee pubbliche del fine settimana conclusivo.
A metà festival il fuoco si sposta sull’abitare, sul consumo e sulle trasformazioni del lavoro. Dal 14 ottobre Rifugio di Michele Bandini e Maël Veisse porta il pubblico dentro uno spazio sospeso tra casa e scena, intimità ed esposizione. Al Centro Commerciale Grandemilia, L’âge d’or di Cardellini | Gonzalez assume invece la forma di una visita guidata performativa tra vetrine, merci e architetture del consumo. E con Tutto il Blackout Ant Hampton conduce gli spettatori dentro un mondo di magazzini automatizzati che possono continuare a funzionare anche al buio perché non hanno più bisogno di lavoratori. Tre lavori diversi che, senza formulare tesi, mettono a fuoco alcune delle trasformazioni più concrete del presente.
Il 15 ottobre arriva anche Miaprima, nuovo disco del coro Le Chemin des Femmes, mentre alla Fondazione Collegio San Carlo, nell’ambito di Smart Life Festival, apre Intelligenze di Irene Cavazzoni Pederzini, installazione interattiva di Sound & Data-Art visitabile fino al 18 ottobre.
Cambiare posizione, letteralmente, è anche il gesto da cui parte Rampante di Daria Greco, il 16 e 17 ottobre: il corpo della performer non tocca mai il suolo, costringendo a osservare lo spazio da un’altezza e da una relazione con l’ambiente inconsuete. Accanto alla performance sarà proiettato anche il film realizzato da Greco con Margherita Panizon. Nella stessa giornata Approdo di Stella Polare apre al pubblico il processo creativo di un gruppo di giovanissime, mentre Corps Citoyen porta a OvestLab Barrani. La doppia assenza, performance-concerto costruita attorno all’esperienza di chi vive tra due Paesi, due lingue e due sponde del Mediterraneo.
Nel fine settimana conclusivo torna in primo piano lo spazio comune. Sabato 17 ottobre, dopo la visita Architettura al Villaggio della Fondazione Archivio Leonardi tra Modena Ovest e la casa-studio di Cesare Leonardi, prende finalmente vita El Miad: l’agorà costruita nei giorni precedenti diventa luogo pubblico di incontro e discussione, prima a Porta Aperta – Arca Emporio del Riuso e poi, domenica 18, in Largo Aldo Moro. La domanda implicita — a che cosa serve oggi un’agorà? — diventa anche il titolo dell’incontro che accompagna il progetto. La sera Ira Brand porta alla Palestra La Fratellanza Ways to Submit, lavoro sulle forme della sottomissione, del consenso e del desiderio, seguito a OvestLab dal set di Mariam Rezaei, tra punk, breakcore, hip-hop e noise.
L’ultima giornata, domenica 18 ottobre, tiene insieme infanzia, ascolto e immaginazione. Nicola Galli presenta Pop, performance interattiva per bambine e bambini; Davide Tidoni, nel parcheggio di Strada Sant’Anna, costruisce Piani di scavo attorno alla voce di un detenuto di Favignana e al racconto di un tentativo di evasione realmente avvenuto nel 1975. Poi il festival raggiunge il Cimitero nuovo di Aldo Rossi, dove Filippo Andreatta / OHT presenta nuvolario #Helena: Elena di Troia diventa un fantasma d’aria e il mito viene rimesso in movimento a partire da una possibilità vertiginosa, che la guerra più celebre della storia possa essere cominciata per una nuvola. La chiusura torna infine a OvestLab con il Refraction Set di Adele Verri e Nicola Cipriano | MiniA.
Periferico Festival è un progetto di Collettivo Amigdala, realizzato con il contributo e il sostegno di Ministero della Cultura, Fondazione di Modena, Regione Emilia-Romagna e Comune di Modena – Modena City of Media Arts, nell’ambito di Culture Moves Europe. Tra le collaborazioni figurano DIG Festival, Smart Life Festival, Alberi Festival Lab e ATER Fondazione nell’ambito di E’BAL – Palcoscenici per la danza contemporanea.