- Data di pubblicazione
- 05/11/2026
- Ultima modifica
- 05/11/2026
Forlì Open Music, quattro giorni oltre i confini della musica. Tra jazz d'avanguardia, musica contemporanea, elettronica e improvvisazione.
Che cosa accade quando il jazz incontra il post-punk, la musica minimalista dialoga con l’elettronica e l’improvvisazione diventa un linguaggio comune? A esplorare queste possibilità è Forlì Open Music, il festival organizzato dall’associazione Area Sismica che dal 12 al 15 novembre 2026 riunisce a Forlì alcuni tra i protagonisti più interessanti della scena musicale internazionale. Quattro giornate di concerti, incontri e laboratori che attraversano generi e tradizioni differenti, con prime assolute, progetti sperimentali e un’attenzione particolare alle nuove generazioni.
Il festival, che si svolge nell’ambito delle rassegne Musiche Extra-Ordinarie e Musica Inaudita, trova quest’anno una delle sue sedi principali nel nuovo Auditorium Conad-Città di Forlì, affiancato dalla Sala Sangiorgi della Fondazione Masini e dall’ex Asilo Santarelli.
Il programma dei concerti si apre sabato 14 novembre alle 21 con Ars Ludi, ensemble di percussioni Leone d’Argento alla Biennale Musica di Venezia 2022, che presenta Minimalismo90°, un percorso attraverso le composizioni di Philip Glass, Terry Riley e Steve Reich, accostate ad Attica di Frederic Rzewski, opera ispirata alla rivolta del carcere americano del 1971. Una serata che prosegue con il Sidera Sax Quartet, formazione impegnata nell’esplorazione delle possibilità timbriche del sassofono contemporaneo, e si sposta poi verso le sonorità della scena sperimentale brasiliana.
Da San Paolo arrivano infatti i Goat Unity, progetto di Guilherme Granado che intreccia elettronica, dub, hip hop e jazz cosmico, presentato a Forlì in prima europea. A chiudere la serata sono i São Paulo Underground, il trio formato da Rob Mazurek, Mauricio Takara e Guilherme Granado, che celebra vent’anni di attività. Insieme al vibrafonista Victor Vieira-Branco, il gruppo è protagonista di una residenza artistica ad Area Sismica, dalla quale nasce un progetto presentato in prima assoluta al festival.
Domenica 15 novembre, a partire dalle 17.30, il programma si apre con il pianista Fabrizio Ottaviucci, interprete particolarmente legato alla musica di Giacinto Scelsi e alla sperimentazione del secondo Novecento. Segue l’incontro tra tre figure storiche della ricerca musicale italiana, Walter Prati, Gianni Trovalusci e Giancarlo Schiaffini, e la violoncellista statunitense Frances-Marie Uitti, celebre per aver ampliato le possibilità espressive del proprio strumento attraverso una tecnica che prevede l’utilizzo simultaneo di due archetti.
La scena americana dell’improvvisazione è rappresentata dal trio di Dave Rempis, Jason Adasiewicz e Chris Corsano, mentre il sassofonista Darius Jones, insieme a Chris Lightcap e Gerald Cleaver, porta a Forlì una musica che intreccia ricerca sonora e una riflessione personale sull’identità e sulla memoria afroamericana.
Il finale è affidato a The Messthetics and James Brandon Lewis, progetto che riunisce il chitarrista Anthony Pirog, due ex componenti dei Fugazi, il bassista Joe Lally e il batterista Brendan Canty, e il sassofonista James Brandon Lewis. Un incontro tra l’energia del post-punk e dell’hardcore e la libertà espressiva del jazz d’avanguardia, che restituisce con particolare evidenza lo spirito del festival.
Ma Forlì Open Music non si esaurisce nei concerti. Le prime due giornate sono dedicate soprattutto alla formazione e all’approfondimento. Giovedì 12 novembre, alla Sala Sangiorgi, Pino Saulo, per oltre vent’anni alla guida di Battiti su Rai Radio 3, conduce la masterclass Ripetizioni, inciampi, incanti, dedicata al rapporto tra ripetizione musicale, percezione e ascolto.
Venerdì 13 novembre Walter Prati, Gianni Trovalusci e Giancarlo Schiaffini guidano un laboratorio sul pensiero musicale di Franco Evangelisti, pioniere della sperimentazione italiana. Segue l’esecuzione di In C di Terry Riley, affidata agli studenti del Liceo Musicale Canova e dell’Istituto Musicale Masini, sotto la supervisione di Antonio Caggiano. Sabato 14 novembre, alle 16, all’ex Asilo Santarelli, Valerio Corzani racconta dieci copertine memorabili della storia del jazz, in un incontro dedicato al rapporto tra musica e immagine.
L’attenzione verso i giovani attraversa l’intero progetto. Per favorire l’accesso alla musica di ricerca, il festival propone a tutti gli studenti un biglietto simbolico di 1 euro, acquistabile direttamente all’ingresso. Un invito ad avvicinarsi a linguaggi spesso considerati difficili, ma capaci di offrire nuove e sorprendenti esperienze d’ascolto.
Informazioni e biglietti: ingresso giornaliero 30 euro online su liveticket, 35 euro alla porta; abbonamento per il 14 e 15 novembre 55 euro online su liveticket, 65 euro alla porta. Studenti 1 euro, esclusivamente alla porta.