Danza Urbana | A Bologna, un corpo vivo che vibra al ritmo della complessità del nostro tempo
La danza come linguaggio che mette in relazione corpi, città e immaginari, umano e non-umano; come gesto che rivela fragilità e identità nascoste, che apre prospettive inedite sul presente e sul futuro. È in questa tensione che si riconosce Danza Urbana, la prima pioneristica rassegna italiana dedicata alla danza nello spazio pubblico, che nel 2025 celebra la sua 29ª edizione. Ideata nel 1997 da un gruppo di studenti del DAMS guidati da Eugenia Casini Ropa, e oggi con la direzione di Massimo Carosi e l’organizzazione di Luca Nava, la rassegna ha reso Bologna una capitale della ricerca coreografica negli spazi cittadini.
Danza Urbana non è mai stata solo un calendario di spettacoli, ma piuttosto un laboratorio di immaginazione collettiva: un luogo in cui la coreografia incontra la realtà urbana, la trasforma e insieme la racconta, indagando, e spesso svelando, i dispositivi contempoanei di relazione con il reale.“In un tempo in cui forze centrifughe sembrano erodere la coesione sociale, limitare gli spazi di libertà e dissenso, minare le democrazie liberali, questa edizione di Danza Urbana guarda alla complessità del presente rifuggendo dalle semplificazioni, dalle narrazioni prevaricanti, attraverso opere prime, anteprime, studi che spingono oltre i linguaggi della danza codificati, che tentano di aprire brecce nei ripiegamenti della storia con visionarietà, sperimentazioni, ricerca – dice il direttore artistico Massimo Carosi.
Crisi ecologica, sfruttamento delle risorse, gentrificazione e greenwashing, riflessioni sull’eredità coloniale, fino ai temi delle migrazioni e dell’eteronormatività: il programma del Festival si articola in una costellazione di eventi che restituiscono la complessità del presente e insieme tracciano possibili traiettorie di attraversamento e di sguardo. Ed è proprio da un lavoro capace di sovvertire la tradizione venatoria, trasfigurando un codice predatorio in evocazione di un altrove invisibile, che prende avvio l’edizione 2025. Si tratta di Birdsong di Salvo Lombardo con il Premio Ubu Marta Ciappina e con Daria Greco (3 settembre, ex Chiesa di San Mattia), un’opera presentata in versione site specific in collaborazione con ATER Fondazione, che utilizza il richiamo degli uccelli per trasformare suono e movimento in un rituale poetico.
Due giorni più tardi, nello stesso spazio, Fabrizio Favale inviterà il pubblico a varcare la soglia di Nothing Island, un’isola artificiale abitata da corpi, piante, animali e manufatti, dove il caso e lo sguardo si fanno strumenti di scoperta e di inattese connessioni. Questa creazione intreccia presenze e pratiche eterogenee – dalla coreografia al suono, dalla costruzione di oggetti agli accadimenti quotidiani – e sarà presentata in esclusiva sabato 6 e domenica 7 settembre.
Il duo Panzetti/Ticconi, cui è dedicata una monografica − Vedute a Piombo, a cura di Agorà, Danza Urbana ETS, Casa della Cultura Italo Calvino – Cronopios nell’ambito di E’BAL – Palcoscenici per la danza contemporanea, con il sostegno di ATER Fondazione − porterà invece in scena Cry Violet (4 e 5 settembre), spettacolo che intreccia gesti ispirati all’iconografia del peccato originale con le musiche di Teho Teardo, per riflettere sulle colpe ambientali e sul fragile confine tra pentimento e greenwashing.
Ma ci sono anche percorsi inattesi, come ad esempio la visione di Porpora che cammina, film del collettivo STRIAZ, con protagonista Porpora Marcasciano, a partire dal secondo capitolo del progetto performativo di DOM– attorno al Teatro di paesaggio a cura di Leonardo Delogu e Valerio Sirna, cominciato nel 2015 con L’uomo che cammina. DOM- e STRIAZ sono anche autori della videoinstallazione Con gli occhi aperti in un ruggito nell’ex Chiesa di San Barbaziano. Oppure come il lavoro Kit / Spazi di futuro di Francesca Penzo e Mariagiulia Serantoni, che raccoglie le voci degli adolescenti del Liceo Arcangeli a cui è stao chiesto quali valori, ideali, pratiche e sentimenti potrebbero comporre un ipotetico kit di sopravvivenza per il futuro, e se questa sopravvivenza possa diventare una pratica di resistenza, rivoluzione e cambiamento. O ancora il flamenco lacerato di Álvaro Murillo con 8 Km a Mula, racconto di un amore maledetto sulle tracce di Bodas de sangre di Garcìa Lorca. A Danza Urbana incontreremo anche Nicola Galli con COSMORAMA, danza invisibile e mimetica, crocevia tra le pieghe, i rilievi e gli elementi naturali e artificiali del paesaggio (domenica 7 settembre, Parco di Villa Ghigi).
E ancora, i nuovi talenti: la giovane siculo-nigeriana Ofelia Balogun con Figlie della terra di mezzo e il ventiduenne Nagga Giona Baldina con Your (tuo/vostro), entrambi in scena il 5 settembre, accanto ai libanesi Christophe Al Haber e Samer Zaher, ospiti grazie alla rete Solidarity in Motion. A loro si affiancano le creazioni sostenute da Anticorpi XL, dal gesto compulsivo dello scrolling indagato da Francesca Santamaria in GOOD VIBES ONLY (beta test) alle apparizioni discrete di Paesaggi con figure di Operabianco, fino a L’incontro della Compagnia Bellanda e al viaggio nel paesaggio agricolo di Villa Ghigi proposto da Filippo Porro con Sogni al campo.
Accanto alle performance, il festival offre momenti di pensiero e condivisione, come il talk del 4 settembre dedicato al Teatro di Paesaggio del collettivo DOM- e l’incontro del 6 settembre che segnerà la nascita di Area Pubblica, la rete nazionale dei festival e delle attività di danza nello spazio pubblico.
Allegati
- Data di pubblicazione
- 28/08/2025
- Ultima modifica
- 28/08/2025