- Data di pubblicazione
- 04/04/2025
- Ultima modifica
- 04/04/2025
Un weekend di teatro per celebrare la Liberazione: Wu Ming 2 e Ascanio Celestini in scena ad Agorà
Il 5 e 6 aprile a Castel Maggiore e Pieve di Cento
La domanda non è solo “perché”, ma “perché ancora”. Perché, mentre si festeggiano gli Ottant’anni dalla Liberazione, ancora si parli di guerre come strumento di risoluzione dei conflitti, perché ancora si facciano guerre nel mondo. Fare memoria e alimentare la consapevolezza storica per costruire un futuro animato dai valori di libertà e giustizia è la vocazione del progetto Scrivere Libertà, promosso da Agorà in collaborazione con la Fondazione del Monte, con l’obiettivo di mantenere viva la memoria della Resistenza attraverso il teatro. Il prossimo appuntamento è per il weekend del 5 e 6 aprile con due spettacoli che portano in scena alcune pagine della storia italiana che occorre sforzarsi di non dimenticare mai.
Il 5 aprile alle 21 al Teatro Biagi D’Antona di Castel Maggiore (BO) si vedrà Razza Partigiana, un progetto che fonde narrazione e musica per raccontare la storia di Giorgio Marincola. Partigiano italo-somalo, Marincola visse l’orrore del fascismo e combatté fino al suo sacrificio nel 1945. Sul palco, Wu Ming 2 insieme ai musicisti Egle Sommacal, Stefano Pilia, Paul Pieretto e Federico Oppi daranno vita a un’esperienza sonora e narrativa intensa: tredici ballate elettriche in cui la parola prende il posto del canto, ricostruendo una biografia che parla di Resistenza, colonialismo e razzismo. Questo spettacolo, che ha già visto sedici anni di repliche (la prima a Trento il 25 aprile 2008) e ispirato al saggio omonimo di Carlo Costa e Lorenzo Teodonio, ha contribuito alla riscoperta di una figura dimenticata, stimolando ricerche sulla partecipazione dei sudditi coloniali alla Resistenza italiana. Chi erano i suoi genitori? Come arrivò in Italia? Come visse nel periodo delle leggi razziali? Perché scelse di entrare nella Resistenza? La biografia di Marincola, nella sua unicità, consente di ripercorrere, da una prospettiva sghemba, alcuni momenti chiave della storia d’Italia: la violenza coloniale, il Ventennio, la guerra, il razzismo, il sogno di un Paese rinnovato.
Domenica 6 aprile alle 18, al Teatro Alice Zeppilli di Pieve di Cento (BO), sarà la volta di Radio Clandestina, monologo cult di Ascanio Celestini basato sul libro di Alessandro Portelli L’ordine è già stato eseguito. Lo spettacolo, andato in scena per la prima volta nel 2000 nell’ex carcere nazista di Roma, racconta la strage delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944, quando 335 persone furono uccise come rappresaglia per un attentato partigiano. Celestini, con il suo inconfondibile stile narrativo, intreccia storia e memoria collettiva in un racconto che attraversa testimonianze dirette e ricordi popolari, mettendo in luce le ferite ancora aperte di una città e di un Paese. “Questa dell’Ardeatine – dice l’artista – è una storia che uno potrebbe raccontarla in un minuto o in una settimana. È la storia degli uomini sepolti da tonnellate di terra in una cava sull’Ardeatina e delle donne che li vanno a cercare, delle mogli che lavorano negli anni ’50 e dei figli e dei nipoti che quella storia ancora la raccontano. Nel testo di Portelli questa storia viene inserita nella storia dei 9 mesi di occupazione nazista a Roma, e poi in quella dei 5 anni della guerra, dei 20 anni del fascismo. Il libro si fonda su circa 200 interviste a singole persone a testimoniare che questa non è la storia di quei tre giorni, ma qualcosa di vivo e ancora riconoscibile nella memoria di una intera città”.