- Data di pubblicazione
- 03/04/2025
- Ultima modifica
- 03/04/2025
Vitaliano Trevisan e la chirurgia della parola. Sulla scena di Scandisk
Dal 1° al 13 aprile al Teatro delle Passioni di Modena
Il suo Works, romanzo autobiografico del 2016 (pubblicato da Einaudi), è uno dei romanzi più riusciti e amati degli ultimi vent’anni. Tra lirismo, fredda descrizione e sottile ironia, Vitaliano Trevisan vi ripercorre la propria esperienza attraverso una serie di lavori svolti nel corso della vita, costruendo un affresco critico e impietoso del mondo del lavoro italiano, ma soprattutto di se stesso. Scrittore, drammaturgo e attore, Trevisan (scomparso nel 2022) è tornato sul lavoro anche in una pièce teatrale intitolata Scandisk, parte della trilogia Wordstar(s), che si presenta non tanto come testo di denuncia di una qualche condizione, ma come opera di smantellamento e ricomposizione del linguaggio, in linea con la cifra stilistica dello scrittore vicentino. Dal 1° al 13 aprile Jacopo Squizzato, attore e regista veronese formatosi alla Scuola per attori di Torino diretta da Valter Malosti e tra i finalisti del Bando Registi Under 30 alla Biennale Teatro di Venezia 2017 diretta da Antonio Latella, riporta in scena questo spettacolo (una produzione ERT/Teatro Nazionale) alle Passioni di Modena, facendo leva su alcune caratteristiche essenziali della scrittura.
Trevisan, autore inquieto e appartato, ha infatti sempre usato la scrittura come un bisturi per analizzare la realtà, scarnificandola fino all’osso. In Scandisk, gli operai di un magazzino industriale progettano un “colpo” per ribaltare il loro destino, mentre l’autore trasforma la narrazione in una scansione meticolosa della memoria e dell’alienazione lavorativa. Il titolo stesso richiama il software di diagnostica informatica, suggerendo un’indagine ossessiva sugli errori e sulle frammentazioni dell’esistenza. Trevisan ha sempre rifiutato la prosa tradizionale, scegliendo strutture sintattiche spezzate e una lingua secca, quasi spoglia. La sua scrittura è fatta di ripetizioni, silenzi e brusche interruzioni, un flusso che spesso si avvicina alla musica minimale. Scandisk si inserisce perfettamente in questa traiettoria: l’uso di frammenti temporali e la centralità del ritmo narrativo traducono sul palco la tensione della sua poetica.
L’adattamento teatrale di Squizzato (in scena assieme a Mauro Bernardi e Beppe Casales) amplifica il senso di oppressione e alienazione, con una scenografia che diventa metafora del Nordest industriale: un “disco rigido” fatto di cemento e precarietà, un labirinto in cui i personaggi si muovono senza una vera via d’uscita. Il teatro di Trevisan, d’altronde, non è mai solo descrizione sociologica, ma un’esperienza sensoriale e intellettuale che lascia il pubblico in sospeso, tra il disagio e la rivelazione. “Quello di Trevisan è un invito a guardare oltre – afferma Jacopo Squizzato – oltre la rete. Davanti ai propri confini c’è un altro lavoro, che è quello della scrittura. È come se l’autore ci stesse avvertendo che dietro ognuno di quegli operai che fa parlare, potrebbe nascondersi un Vitaliano Trevisan”. L’informatica diviene anche la metafora di un territorio: il testo scansiona il paesaggio veneto, l’architettura, la pianura e le zone industriali di quegli anni, una terra frammentata dallo sviluppo economico e dall’edilizia. “Un disco rigido della periferia diffusa”, come lo definisce il regista, ricreato dalla scenografia con una sorta di bunker, un blocco di cemento che sovrasta gli attori/personaggi, divenendo il “loro cielo”.
Sabato 5 al termine della replica appuntamento con Conversando di Teatro: la compagnia incontra il pubblico con la conduzione di Emanuele Regi.