- Data di pubblicazione
- 07/07/2026
- Ultima modifica
- 07/07/2026
Archiviozeta torna al Cimitero Futa Pass con Il processo di Kafka
Da oltre vent’anni la compagnia archiviozeta si muove con i suoi spettacoli teatrali fra spazi non convenzionali come ex-tiri a segno, ex-mercati, archivi di stato, biblioteche istituti medici, aule magne, e padiglioni oncologici, ma soprattutto al Cimitero militare germanico al Passo della Futa, sull’Appennino tosco-emiliano: un luogo carico di memoria trasformato in uno spazio di interrogazione teatrale grazie a incontri con grandi classici, da quelli antichi ai più moderni. Dopo quattro anni dedicati alla Montagna incantata di Thomas Mann, la compagnia si sta misurando dallo scorso anno con un altro grande organismo letterario del Novecento: Il processo di Franz Kafka.
Dal 25 luglio al 23 agosto, alle 18, il Cimitero Futa Pass ospita il nuovo progetto curato da Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni. Alla prima parte, con cui hanno debuttato lo scorso anno, i due registi e interpreti aggiungono ora la seconda a completamento del lavoro, consentendo al pubblico, nell’arco di un mese, di vedere o rivedere una o entrambe le parti e di attraversare così l’intero arco del romanzo kafkiano (qui il calendario dettagliato).
La scelta ricade stavolta su uno dei testi più enigmatici e profetici della modernità. Pubblicato postumo nel 1925, dopo essere stato avviato da Kafka nel 1914, mentre esplodeva la Grande Guerra, Il processo trasforma il mondo in un tribunale senza fine, dominato da colpa, burocrazia, potere, vergogna e responsabilità. Il luogo scelto rende ancora più radicale la domanda. Il Cimitero Futa Pass, il più grande sacrario tedesco della Seconda guerra mondiale, diventa infatti una scenografia di senso in cui il romanzo viene attraversato alla luce della violenza della storia e delle tragedie ancora in atto. Tra le lapidi, la vicenda di Josef K., funzionario di banca incomprensibilmente arrestato e processato senza conoscere la propria colpa, si carica di nuove risonanze politiche, morali e spirituali.
In scena, sette corpi (Mattia Bartoletti Stella, Diana Dardi, Gianluca Guidotti, Pouria Jashn Tirgan, Sofia Longhini, Giuseppe Losacco, Enrica Sangiovanni) come in una deposizione, danno vita a una perlustrazione del testo. La drammaturgia di Guidotti e Sangiovanni compie una scelta precisa: l’identità di Josef K. non resta fissa, ma slitta continuamente da un attore all’altro. Questo movimento produce un io instabile, costruito per sottrazione, e trasferisce al pubblico lo smarrimento del protagonista, facendo emergere quella vertigine intellettuale e spirituale che appartiene al mondo kafkiano.
Il lavoro precipita gli spettatori nella prosa acuminata di Kafka e nella densità dei suoi dialoghi, ma apre anche il romanzo a materiali ulteriori: i diari, i disegni, le lettere a Felice Bauer, i testamenti originali lasciati a Max Brod. Ne nasce uno spettacolo itinerante che non cerca di chiudere il senso dell’opera, ma di abitarne le domande: a che punto siamo del procedimento? Quale colpa ci riguarda? Che cosa significa essere imputati dentro un mondo indifferente, burocratico, attraversato da guerre perpetue e nuove prefigurazioni totalitarie?
Per archiviozeta, portare Il processo alla Futa significa continuare a interrogare, dopo Dostoevskij e Mann, i temi della colpa, della giustizia, del libero arbitrio e del potere. Kafka, a un secolo dalla pubblicazione del romanzo, resta d’altronde una lente spietata sul presente, una voce ancora capace di mostrare la rete di nessi, nodi e procedimenti in cui l’umanità contemporanea sembra intrappolata.
Lo spettacolo è una produzione di archiviozeta con il contributo della Regione Emilia-Romagna.