Ci ha lasciato Luciano Manzalini, lo “smilzo” dei Gemelli Ruggeri: addio a un maestro della comicità surreale

14 gennaio 2026

Abbiamo appreso con profondo dispiacere della scomparsa di Luciano Manzalini, lo “smilzo” dei Gemelli Ruggeri e lo stralunato, inconfondibile narratore delle cronache di Croda. Un artista dall’ironia lieve e tagliente insieme, capace di una comicità visionaria, fatta di tempi perfetti e silenzi eloquenti, che seppero affascinare anche Federico Fellini. Nato a Milano ma bolognese d’adozione, Manzalini aveva appena compiuto 74 anni.

Dal 1979, insieme a Eraldo Turra, formava il duo dei Gemelli Ruggeri, uno dei fenomeni più originali della comicità italiana tra gli anni Ottanta e Duemila. Il loro umorismo surreale, fondato anche sul contrasto fisico tra i due interpreti – uno esile, l’altro corpulento – ha attraversato teatro, televisione e cinema, conquistando generazioni di spettatori.

Il debutto avvenne nel cabaret e nel teatro, all’interno del collettivo Gran Pavese Varietà di Bologna, insieme a Patrizio Roversi, Syusy Blady e Vito. L’esordio televisivo risale al 1982, con alcune puntate di Blitz di Gianni Minà. Negli anni successivi arrivarono la popolarità e i programmi cult: da Drive In a Lupo solitario, fino a L’Araba Fenice, dove i Gemelli Ruggeri crearono l’universo grottesco e irresistibile di Croda, immaginario paese dell’Europa orientale, raccontato attraverso improbabili corrispondenti, burattinai, cantanti e funzionari in un gramelot pseudo-slavo, diventato uno dei marchi di fabbrica del duo.

Parallelamente Manzalini ha coltivato una  vocazione letteraria. Con Pendragon ha pubblicato libri che rivelano la sua vena poetica e aforistica, tra cui L’amore svenuto, La felicità è un caso da risolvere e Dubbi di un presunto scrittore.

Importante anche il suo percorso nel cinema, dove ha lavorato con registi come Fellini, Pupi Avati, Carlo Mazzacurati e Sergio Citti, oltre a partecipare a produzioni sostenute dal Fondo Cinema della Regione Emilia-Romagna, tra cui Nobili bugie di Antonio Pisu, La Signora Matilde e Il Conte Magico di Marco Melluso e Diego Schiavo, e Vecchie canaglie di Chiara Sani.

Con Luciano Manzalini scompare una voce irripetibile del teatro e dell’umorismo italiano: un artista capace di coniugare leggerezza e profondità, assurdo e poesia, lasciando un segno indelebile nell’immaginario collettivo e nei nostri cuori di spettatori.