- Data di pubblicazione
- 12/03/2026
- Ultima modifica
- 12/03/2026
Cultura Estero. Dewey Dell in tournée tra Barcellona, Valencia e Parigi con Le Sacre du printemps
Negli ultimi anni Dewey Dell si è affermata come una delle compagnie emiliano-romagnole più presenti nei circuiti internazionali della danza contemporanea. Lo conferma, ancora una volta, la tournée europea di Le Sacre du printemps, rilettura coreografica del capolavoro di Igor Stravinskij e Vaslav Nijinskij, premiata con il Danza&Danza 2023 come miglior produzione italiana. Dopo il debutto al FOG Festival di Triennale Milano nel 2023 il lavoro ha attraversato festival e teatri di tutto il mondo e a distanza di tre anni prosegue ancora il suo viaggio. Lo spettacolo sarà il 13 marzo a Barcellona al Teatro Sagarra nell’ambito di Dansa Metropolitana, il 24 maggio a Valencia al TEM – Teatre El Musical per il Festival 10 Sentidos, e dal 28 al 30 maggio a Parigi al Théâtre Silvia-Monfort, nell’ambito del Paris-Globe Festival artistique international.
Fondata a Cesena nel 2006, Dewey Dell è una compagnia italiana di danza e performing arts composta da Teodora Castellucci, Agata Castellucci, Vito Matera e dal musicista Demetrio Castellucci. La loro ricerca coreografica attraversa danza, arti visive, musica e performance, spesso ispirandosi alle immagini della storia dell’arte e ai comportamenti del regno animale, con un costante confronto con archetipi e narrazioni provenienti dall’antichità. Nel corso degli anni la compagnia ha sviluppato un linguaggio scenico riconoscibile, che intreccia coreografia, suono e immagine, collaborando con artisti di ambiti diversi, tra cui il fumettista Yuichi Yokoyama, il regista teatrale Kuro Tanino, la graphic designer Clio Casadei, il musicista Massimo Pupillo e il vocalist Attila Csihar, oltre allo scultore Matteo Lucca e al collettivo audiovisivo Transforma. Nel 2023 il gruppo ha inoltre firmato le coreografie per Macbeth di Giuseppe Verdi all’Aalto Theatre di Essen, con la regia di Emily Hehl. Gli spettacoli del gruppo sono stati presentati in contesti internazionali molto diversi, dal Melbourne Festival e Arts House in Australia al Palais de Tokyo e alle Rencontres chorégraphiques internationales de Seine-Saint-Denis a Parigi, fino alla Biennale Danza di Venezia, al Barbican Mime Festival di Londra, al Cabaret Voltaire di Zurigo, a Steirischer Herbst a Graz e al BIT Teatergarasjen di Bergen, oltre a numerose università statunitensi.
Le nuove tappe europee consolidano il percorso di una compagnia che negli ultimi anni ha maturato una presenza sempre più ampia nella scena contemporanea internazionale, portando all’estero una ricerca coreografica che intreccia ritualità, immaginario arcaico e sperimentazione visiva. Le Sacre nasce infatti come una sorprendente rilettura del capolavoro che nel 1913 scandalizzò il pubblico del Théâtre des Champs-Élysées, diventando uno dei momenti più dirompenti nella storia del balletto del Novecento. La versione dei Dewey Dell recupera la dimensione rituale dell’opera originaria e la proietta in un immaginario visivo contemporaneo, dove la metamorfosi diventa il centro della scena. Il rito della primavera viene inteso infatti come un processo di trasformazione radicale. Al centro della scena compare un enorme bruco in attesa della metamorfosi, figura simbolica dell’eterno ritorno e della rigenerazione della natura. Dal fondo oscuro di una caverna si materializzano forme ibride e creature cyborg che liberano la propria energia in evoluzioni acrobatiche ispirate alla break dance, mentre la musica intreccia la partitura originale di Stravinskij con le composizioni digitali di Demetrio Castellucci. La riflessione coreografica nasce dall’osservazione del mondo naturale, dove vita e morte convivono come parti dello stesso ciclo. Nella visione della compagnia la primavera non è una rinascita ma uno sconvolgimento degli elementi, una fase di massimo turbamento in cui il terrore dell’esistenza e la gioia vertiginosa dell’esserci si fondono in un unico rito. Costumi visionari e una scena essenziale ma evocativa amplificano questa dimensione arcaica e primordiale, trasformando il balletto in un viaggio tra metamorfosi biologiche e trasformazioni interiori.