Donald. Storia molto più che leggendaria di un Golden Man. Stefano Massini racconta l’ascesa di Trump

23 gennaio 2026

Prima che diventasse presidente degli Stati Uniti, prima ancora che fosse un marchio globale, Donald Trump è stato un bambino, un giovane indomabile, e poi un uomo in formazione, attraversato da successi clamorosi e cadute altrettanto spettacolari. Donald. Storia molto più che leggendaria di un Golden Man, l’ultimo spettacolo di Stefano Massini, in scena dal 23 al 25 gennaio al Teatro Duse di Bologna, scava nelle origini di una figura simbolo del nostro tempo, ricercando nella sua parabola di formazione tutti i segni di quello che sarebbe diventato. 

Dopo Lehman Trilogy e Manhattan Project, Massini  l’unico drammaturgo italiano vincitore, nel 2022, di cinque Tony Award, prosegue la sua esplorazione dell’epica americana concentrandosi su un percorso di ascesa “non lineare”, fatto di rilanci continui, bancarotte evitate, sconfitte trasformate in nuove occasioni. In scena prende forma la parabola  del Golden Man newyorkese che, muovendosi in un vorticoso mondo di ricchezze, apparenze e feste, insegue il potere e lo conquista, irrompendo come un ciclone nell’economia e nella finanza fino ad arrivare alle soglie della Casa Bianca.

Donald è il racconto di una fame che non conosce resa. Un’inarrestabile corsa in avanti in cui ogni caduta diventa occasione di rilancio, ogni fallimento viene riscritto come successo. Come spiega lo stesso Massini, si tratta di un percorso segnato da incontri decisivi, colpi di scena e reazioni a fortune alterne, che trasformano un uomo in brand e testimonial permanente di se stesso. La scena restituisce così un protagonista che spinge costantemente oltre i limiti e le convenzioni, escludendo qualsiasi possibilità di arretramento. Costi quel che costi (non solo a sé stesso, ma al mondo intero, oggi).

Nel racconto emerge progressivamente un cortocircuito che riguarda non solo Donald, ma l’epoca che lo ha prodotto. Il personaggio diventa infatti la personificazione di un tempo sospeso “fra realtà e reality, fra fake e fiction, fra persona e personaggio”, in cui la costruzione dell’immagine finisce per coincidere con la sostanza del potere. Ne nasce un affresco che non cerca il giudizio, ma mette in luce le dinamiche profonde di un sistema capace di trasformare l’ambizione in spettacolo e il successo in narrazione permanente.

Il dispositivo scenico accompagna questa scrittura con un ritmo incalzante. Le scene di Paolo Di Benedetto, il disegno luci di Manuel Frenda e i costumi di Elena Bianchini costruiscono uno spazio mobile e brillante, mentre le musiche di Enrico Fink, eseguite dal vivo da Valerio Mazzoni, Sergio Aloisio Rizzo, Jacopo Rugiadi e Gabriele Stoppa, evocano con sonorità jazz e blues le atmosfere scintillanti di New York tra gli anni Sessanta e i primi Ottanta. Un universo sonoro che accompagna la parabola del protagonista, restituendone l’energia e la vertigine.

Accanto allo spettacolo, Donald vive anche in altri linguaggi: dalla graphic novel di Walter Sardonini, edita da La Casa Usher, alla ballata pubblicata da Einaudi con lo stesso titolo, fino agli articoli che Massini ha firmato su la Repubblica. Un sistema di narrazioni che converge sul palcoscenico riaffermando il teatro come spazio di racconto critico del presente.