“Nacque al mondo un sole”: San Francesco protagonista di Ravenna Festival 2026

07 febbraio 2026

A ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, Ravenna Festival dedica al patrono d’Italia il titolo della sua XXXVII edizione, Nacque al mondo un sole (21 maggio–11 luglio), riprendendo il verso con cui Dante Alighieri affida a Tommaso d’Aquino l’elogio del santo nel Canto XI del Paradiso. L’omaggio apre le porte a una riflessione ampia e articolata su una figura che, oggi più che mai, parla a chi invoca pace, dialogo fra culture, sostenibilità e giustizia sociale. In un presente segnato da sfruttamento delle risorse, disuguaglianze e conflitti, Francesco emerge come simbolo di un umanesimo capace di attraversare i confini della fede.

Il Festival si apre il 21 maggio con il ritorno a Ravenna di Anne-Sophie Mutter, violino solista nel concerto con la Royal Philharmonic Orchestra diretta da Vasily Petrenko. Il filo francescano attraversa poi numerosi appuntamenti, a partire dalla presenza centrale di Riccardo Muti, che dirige Nobilissima visione di Paul Hindemith, suite tratta dal balletto dedicato alla vita del santo, per poi dialogare con Massimo Cacciari sull’influenza di Francesco su Dante e Giotto. Muti è impegnato anche l’1 e 2 giugno nel progetto Cantare amantis est, due giornate di lezioni e prove che chiamano a Ravenna coristi da tutta Italia, e in altri concerti alla guida dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, fino agli appuntamenti estivi con The Philharmonic Brass.

Attorno alla figura di Francesco si sviluppa un percorso che intreccia musica, teatro e riflessione storica. Tra le prime assolute figura Il Santo folle, nuovo lavoro di Guido Barbieri e Marcello Fera sull’incontro del santo con il sultano d’Egitto durante la Quinta Crociata, mentre Ensemble Micrologus propone la ricostruzione musicale del Cantico delle creature nella Basilica di San Francesco. La dimensione del lavoro e del mestiere, centrale nel pensiero francescano, ispira OperaPaese per Ravenna di Giorgio Battistelli, che porta in scena artigiani del territorio trasformando utensili, gesti e suoni in teatro musicale. Al santo è dedicato anche il dittico Da Greccio al presepe napoletano, in omaggio a Roberto De Simone, e la performance audiovisiva Nessun cielo è senza luce, che mette in dialogo spiritualità, tecnologia e crisi ambientale.

Il Festival torna inoltre ad abitare luoghi simbolici della città, a partire dalla Rocca Brancaleone, restituita al pubblico dopo un importante intervento di recupero, con serate che spaziano dal jazz di Stefano Bollani All Stars e Pat Metheny agli appuntamenti di musica e cinema come Fantasia in Concert Live to Film. Riapre anche il dialogo con il Mausoleo di Teodorico, nell’anno del 1500° anniversario della morte del re ostrogoto, con una lectio dello storico dell’arte Jacopo Veneziani.

Ampio spazio è riservato alle letterature e alle esplorazioni, con riferimenti che vanno dal mondo classico a quello contemporaneo. Il dialogo con il Parco Archeologico di Pompei prosegue con Antigone di Sofocle nella riscrittura di Marco Martinelli, mentre Fanny & Alexander affrontano Storia del nuovo cognome, secondo capitolo del loro lavoro su Elena Ferrante. Il Grande Teatro di Lido Adriano rilegge il classico cinese Viaggio in Occidente, mentre Elena Bucci (libretto, drammaturgia e regia) e Paolo Baioni (musiche) firmano la performance La bambina inglese, dedicata ad Allegra Byron, ospitata ai Musei Byron e del Risorgimento. SI potrà poi rivedere LU, creazione di Albe / Ravenna Teatro tratta dal poemetto di Nevio Spadoni, con la voce di Ermanna Montanari e l’architettura sonora originale del contrabbassista Daniele Roccato, diretta da Marco Martinelli. Al Trebbo in musica di Cervia, parole e suoni si incontrano invece in omaggi a Stefano Benni, Truman Capote, Pier Paolo Pasolini, Grazia Deledda e Hans Christian Andersen, tra reading, concerti e narrazioni musicali.

La sezione musica conferma l’ampiezza della proposta, con il ritorno di Kent Nagano, la Münchener Kammerorchester diretta da Enrico Onofri, residenze artistiche come quelle di Filippo Gorini e Giovanna Baviera, e un fitto calendario che attraversa il repertorio sinfonico, cameristico e jazz, fino alle contaminazioni con il cinema e la musica elettronica. Accanto a Muti, la Cherubini è diretta da Nicola Piovani in Padre Cicogna (dal poemetto di Eduardo De Filippo), con la voce recitante di Toni Servillo, e da Thiago Tiberio per Fantasia in Concert.

La danza guarda al corpo come luogo di esperienza e trasformazione. Tra gli appuntamenti spiccano Murmuration Level 2 di Sadeck Berrabah, The Infinite Approach di Yoann Bourgeois, la Sergio Bernal Dance Company con Rango e Bolero, oltre al gala conclusivo dello Youth American Grand Prix. Il teatro resta infine uno specchio del mondo contemporaneo, con lavori che intrecciano comunità, memoria e impegno civile, fino alla Trilogia d’Autunno Mozart 1791, in scena dal 13 al 17 novembre, che chiude l’anno del Festival con La clemenza di Tito, L’ultimo incanto e il Requiem, nella regia di Chiara Muti e la direzione di Ottavio Dantone.

 

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