A Parma torna L’Istruttoria di Peter Weiss: il rito civile del teatro

08 gennaio 2026

Torna a Parma uno degli appuntamenti più profondi e necessari del teatro italiano: L’Istruttoria di Peter Weiss, nella storica regia di Gigi Dall’Aglio, sarà nuovamente in scena al Teatro Due di Parma dal 16 gennaio al 1° febbraio, rinnovando un rito civile che da oltre quarant’anni accompagna la città nella commemorazione della Shoah. Dal 1984, questo allestimento – tra i più longevi della scena nazionale – viene rappresentato ogni anno senza interruzioni, diventando una tappa cruciale della storia teatrale italiana e una testimonianza sempre attuale, capace di parlare a generazioni diverse e di mantenere vivo il ricordo dell’orrore di Auschwitz. Considerata la regia più rappresentativa dell’intenso percorso artistico di Gigi Dall’Aglio e una delle produzioni più significative di Fondazione Teatro Due, L’Istruttoria è un atto di denuncia e di coscienza collettiva. Il testo di Peter Weiss nasce dall’esperienza diretta dell’autore come osservatore al processo di Francoforte (1963–1965) contro ex membri delle SS e funzionari del lager di Auschwitz: 183 giornate di udienze, 409 testimoni ascoltati, di cui 248 sopravvissuti, in quello che fu il primo tentativo della Germania federale di confrontarsi pubblicamente con le responsabilità individuali dei crimini nazisti. In scena dunque, ancora una volta, il “rito del teatro” costruito da Dall’Aglio per Parma, con Roberto Abbati, Paolo Bocelli, Cristina Cattellani, Laura Cleri, Ilaria Falini, Davide Gagliardini, Pino L’Abbadessa, Milena Metitieri, Massimiliano Sbarsi, e Davide Carmarino per l’esecuzione musicale. Una coralità rigorosa e necessaria, che restituisce al pubblico la dimensione collettiva della testimonianza. “La Storia è piena di genocidi – aveva scritto Dall’Aglio – ma credo che Auschwitz sia uno spartiacque: rappresenta il punto in cui si passa da uno stato di natura ad uno stato di coscienza. Con Auschwitz è iniziato un importantissimo lavoro di memoria, si è riflettuto, si continua e si deve continuare a riflettere. E da queste riflessioni nasce una coscienza della nostra cultura di opposizione. Una coscienza dell’altro, del diverso, del marginale, dell’emarginato e delle minoranze. Tutto ciò che oggi è patrimonio della nostra cultura, nasce da questa memoria”.