- Data di pubblicazione
- 09/04/2026
- Ultima modifica
- 09/04/2026
Supernova 2026. A Rimini fiorisce la mangrovia delle arti performative
Dal 7 al 10 maggio Rimini torna a trasformarsi in un laboratorio di biodiversità artistica con la quarta edizione di Supernova, rassegna di arti performative che abiterà spazi convenzionali e luoghi inediti del territorio riminese. Giunta alla sua quarta edizione, la kermesse è curata da Daniela Nicolò ed Enrico Casagrande (Motus), affiancati da Paola Granato, e nasce dalla collaborazione tra il Comune di Rimini, Santarcangelo dei Teatri, col sostegno della Regione Emilia Romagna. Quest’anno il festival espande radicalmente il proprio raggio d’azione, rompendo la centralità del Teatro Galli per ramificarsi in una costellazione di spazi istituzionali e indipendenti che vanno dalla Primo Piano Art Gallery alla Cappella Petrangolini, fino all’Anfiteatro Romano e al terrazzo del Museo della Città.
Il pensiero curatoriale di questa quarta edizione trova la sua sintesi perfetta nell’immagine della mangrovia, suggerita dall’omonimo film del duo Invernomuto (Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi) e dall’artista multidisciplinare francese Low Jack. La mangrovia, in quanto creatura ibrida ed ecosistema di biodiversità, evoca l’idea di una tessitura non gerarchica tra il mondo umano, vegetale e animale, proponendosi come un groviglio di resistenza in un presente segnato da conflitti e totalitarismi. Una metafora che ricorre in tutto il programma e si riflette concretamente in lavori come Cruna, live performance di Muna Mussie e Massimo Carozzi, che utilizza il ricamo per navigare tra oblio e memoria, o nell’installazione collettiva dell’artista palestinese biishoss (Mohammed Hadia), realizzata insieme agli studenti del Campus di Rimini dell’Università di Bologna.
Il programma internazionale vanta presenze di rilievo come l’argentina Marina Otero, che presenta in prima nazionale Ayoub, una riflessione politica e personale dedicata alle vittime di Gaza, e l’egiziano Abdullah Miniawy con il concerto solista Nigma, un’opera che intreccia misticismo e cultura contemporanea. Dall’Africa arriva il narratore ruandese Cedric Mizero con Umunyana, installazione performativa sul legame tra uomo e mondo rurale, mentre la scena europea è rappresentata anche dalla drammaturgia inglese di Ivan e i cani, portata in scena da Federica Rosellini. Il rapporto con il “più che umano” è esplorato ulteriormente da Invernomuto e Michela de Mattei nel film Paraflu, un’indagine sul ritorno del lupo nelle montagne italiane.
La scena italiana e le giovani generazioni occupano un ruolo centrale con progetti come Comeback di Fabritia D’Intino e Agnese Banti, il dittico Umlaut di Vincent Giampino e il debutto di Michela Depetris con In the name of darkness, magic and vulnerability. Tra i grandi nomi della ricerca coreografica, Cristina Kristal Rizzo presenta GROOVE (is in the heart), un intervento site-specific per l’Anfiteatro Romano, mentre il collettivo Industria Indipendente (Erika Z. Galli e Martina Ruggeri) propone il film Dammi i brividi ma non per la paura, oltre a curare il party di chiusura. Non manca la voce del territorio con quotidianacom, che indaga i corpi dell’antifascismo in Marcia, democrazia!, e il Collettivo Movimento Centrale guidato da Claudio Gasparotto, in collaborazione con il Liceo Musicale Albert Einstein.
Oltre agli spettacoli, il festival si arricchisce di momenti di approfondimento teorico. Il talk La società delle mangrovie, curato da Laura Gemini e Giovanni Boccia Artieri, rifletterà sull’era dell’onlife e sulla memoria digitale. La manifestazione sarà anticipata da un workshop sull’internazionalizzazione delle pratiche artistiche condotto da Lucien Lambertz e Sarah Plochl. Supernova 2026 si concluderà infine a Casa Motus, sulle colline di San Giovanni in Marignano, con una colazione partecipata curata da Ivan Fantini e un dialogo sulle alleanze tra case d’artista internazionali, confermando la sua adesione alla rete regionale E’ BAL per la valorizzazione della danza contemporanea.