- Data di pubblicazione
- 15/05/2026
- Ultima modifica
- 15/05/2026
Al Comunale Nouveau debutta Olympia, l’opera di Nicola Campogrande sull’amore ai tempi dell’intelligenza artificiale
Gravita attorno a uno dei tratti più antichi dell’esperienza umana, l’amore, e a una delle sue più recenti conquiste tecnologiche, l’intelligenza artificiale, Olympia, opera in due atti di Nicola Campogrande su libretto di Piero Bodrato, in prima rappresentazione mondiale dal 15 al 19 maggio al Comunale Nouveau. Il nuovo titolo, liberamente ispirato ai Racconti di E.T.A. Hoffmann, è una commissione del Teatro Comunale di Bologna e segna una nuova tappa del percorso di Campogrande come compositore in residenza della fondazione lirico-sinfonica felsinea per il triennio 2024-2026.
Sul podio salirà Riccardo Frizza, direttore musicale e artistico del festival Donizetti Opera, già protagonista dell’inaugurazione pucciniana della scorsa stagione del Comunale, mentre la regia è affidata a Tommaso Franchin, giovane regista attivo in importanti produzioni operistiche e già collaboratore di Davide Livermore, Damiano Michieletto, Gabriele Vacis e Francesco Micheli. Al centro dell’opera c’è Olympia, creatura perfetta e inconsapevole, giovane donna di straordinario fascino che ignora di essere un androide. A darle vita è il professor Spallanzani, convinto di avere realizzato la sua creazione più riuscita. Celebrata come l’alba di una nuova era, Olympia suscita fascinazione, desiderio, inquietudine, fino a quando la verità della sua natura artificiale viene rivelata e l’opera apre interrogativi sui confini tra umano e macchina, sui limiti della scienza e sull’etica della creazione artificiale. A rendere più radicale la domanda è la stessa Olympia, che comincia a interrogarsi sulla propria identità e sulla possibilità di un’autocoscienza.
“Per me, e per il mio librettista Piero Bodrato, la cosa più bella che si possa fare è scrivere opere che portino in palcoscenico il nostro tempo”, racconta Nicola Campogrande, ricordando come l’idea di lavorare sulle tecnologie senzienti e sull’intelligenza artificiale sia nata nell’estate del 2022, quando questi temi apparivano ancora in parte futuribili. Da lì il desiderio di riprendere liberamente alcuni racconti di Hoffmann dedicati agli automi e trasformarli in una storia ambientata nel presente, trovando nel Comunale Nouveau, sede temporanea e modernissima del Teatro Comunale, uno spazio ideale.
Considerato tra i compositori italiani più significativi della sua generazione, Campogrande è autore di opere di teatro musicale, pagine sinfoniche e cameristiche. Nato a Torino nel 1969, formatosi nei conservatori di Milano e Parigi, dal 2017 è pubblicato in esclusiva da Breitkopf & Härtel. La sua musica è stata eseguita, tra gli altri, da Riccardo Chailly, Gauthier Capuçon, Roberto Abbado, Mario Brunello, dalla Filarmonica della Scala, dalla National Symphony Orchestra di Washington e dall’Orchestre National d’Île-de-France.
Per Riccardo Frizza, chiamato a dirigere la prima mondiale, Olympia si fonda su “un impianto tonale e una ricerca armonica puntuale e dettagliata”, con un’orchestrazione “esuberante e ben curata”, capace di trovare un equilibrio efficace con le voci e di aprirsi a colori strumentali, percussivi, jazzistici e folclorici. Frizza, direttore onorario della Hungarian Radio Symphony Orchestra and Choir, già direttore principale della stessa compagine dal 2022 al 2025, ha diretto nelle ultime stagioni in teatri e istituzioni come Lyric Opera of Chicago, Opéra Bastille, Gran Teatre del Liceu e Teatro alla Scala; nel 2025 ha inaugurato la stagione del Comunale di Bologna con La fanciulla del West, tornandovi poi per Un ballo in maschera e per alcuni concerti sinfonici. Per Tommaso Franchin si tratta invece della terza collaborazione con Campogrande, dopo le prime assolute di Opera italiana al Festival della Valle d’Itria nel 2022 e di De bello gallico per il Teatro Pergolesi Spontini di Jesi nel 2023. Nella sua lettura, Olympia non resta lo specchio muto del desiderio maschile, ma intraprende un percorso verso l’autocoscienza e l’autonomia: è proprio questo cammino, spiega il regista, a diventare il centro drammaturgico dell’opera.
A dare voce e corpo ai personaggi sarà un cast di giovani interpreti: Isidora Moles nel ruolo di Olympia, Francesco Castoro in quello di Jean Paul Dupont, Silvia Beltrami nei panni della professoressa Sherry Hope, filosofa scozzese, Stefan Astakhov come l’ingegner Lamberto Spallanzani ed Eugenio Di Lieto nel ruolo di Zoltan, imprenditore apolide. Le scene sono firmate da Fabio Carpene, i costumi da Giovanna Fiorentini, le luci da Manuel Garzetta. In buca l’Orchestra del TCBO; il Coro del Teatro Comunale di Bologna è preparato da Giovanni Farina.