Corpi, desideri e trasformazioni. A Bologna torna Gender Bender!

19 Ottobre 2026

“Un contenitore popolare per contenuti radicali”, così il direttore artistico  Mauro Meneghelli racconta Gender Bender. Non una contrapposizione fra cultura alta e bassa, ma il tentativo di costruire uno spazio artistico capace di parlare a molte persone e di trasformare la partecipazione in una pratica. È attorno alla parola popolare che il festival costruisce la sua ventiquattresima edizione, in programma a Bologna dal 29 ottobre al 7 novembre. Prodotto da Il Cassero LGBTQIA+ Center  il festival torna ad attraversare danza, cinema, performance e letteratura mettendo al centro corpi, desideri, relazioni. trasformazioni. 

“Popolare”, nelle parole di Meneghelli, diventa anche un verbo, un modo di abitare gli spazi pubblici e artistici e di mettere “i sensi e le sensazioni” al centro dell’incontro con l’arte.  La danza resta allora l’asse portante del programma, con prime nazionali, installazioni, laboratori e performance provenienti da nove paesi. Tra i debutti italiani c’è Of the Heart – An etude del coreografo iraniano Armin Hokmi, creato con la danzatrice Katherina Jitlatda Horup Solvang e costruito attorno al cuore come organo fisico e luogo simbolico dell’emotività e della pulsione vitale. Il lavoro, vincitore del Premio Révélation Chorégraphique del Syndicat de la critique Théâtre, Musique et Danse, è in scena il 31 ottobre e il 1° novembre all’Ex Chiesa di San Mattia. Prima nazionale anche per After All della coreografa franco-scozzese Solène Weinachter, che il 4 e 5 novembre al DAS intreccia danza, parola, narrazione e humour per affrontare il tema della morte a partire da una ricerca condotta con operatori del fine vita, gruppi interreligiosi, giovani, anziani e death café. 

Dalla Svizzera arriva spooning&entre.les.montagnes di Sami Lea Samira Bernath, altra prima nazionale, dedicata a memoria, oblio e tradizione, mentre Silvia Gribaudi porta all’Arena del Sole Suspended Chorus, assolo che trasforma il pubblico in un coro e fa dell’interazione con la platea una parte necessaria della coreografia. Per la prima volta a Bologna arriva inoltre redrum di gruppo nanou, Premio Ubu 2024 come miglior spettacolo di danza: primo capitolo del progetto Overlook Hotel, ispirato all’universo di Shining, è un’installazione coreografica nella quale il pubblico può entrare, uscire e condividere liberamente lo spazio con i performer.  Il rapporto fra individuo e collettività attraversa anche RISE di Daniele Ninarello, artista associato di Gender Bender per il triennio 2025–2027, presentato il 7 novembre in un nuovo adattamento site specific per gli spazi della Salara, con cinque performer e la musica dal vivo di Dan Kinzelman. Elena Antoniou porta invece il 6 e 7 novembre all’Ex Chiesa di San Mattia ODE, poema corporeo sulla forza femminile realizzato con la musicista Anna Papathanasiou, mentre con Manifestus Jacopo Jenna e Mattia Quintavalle SLY lavorano con tre giovani street dancer a partire dai gesti delle mani e dai linguaggi di tutting, fingering, voguing e flexing. 

Torna al festival anche Chiara Bersani, che con la ricercatrice Flavia Dalila D’Amico propone al MAMbo il laboratorio Appunti clandestini per un’autobiografia collettiva e, insieme alla dramaturg e manager Giulia Traversi, presenta il volume Prima di ogni cosa. Per un futuro Crip. Il libro nasce intorno ai processi creativi di Michel – The Animals I Am e Left Behind e affronta abilismo, accessibilità e precarietà nelle arti performative, interrogando il mito dell’autonomia e la retorica della produttività. I due appuntamenti sono in programma il 6 novembre. 

Il festival ha una sua anteprima, il 24 e 25 ottobre, nel Padiglione dell’Esprit Nouveau di Bologna che ospita Vicino, Vicinissimo, progetto coreografico di Daniele Ninarello, realizzato in collaborazione con Gender Bender. Nato da un percorso laboratoriale con 17 partecipanti, il lavoro esplora le relazioni tra corpo, spazio e movimento, trasformando l’architettura modernista di Le Corbusier in un luogo di incontro e sperimentazione collettiva.

Anche il programma cinematografico comincia  prima dell’apertura ufficiale del festival. Il 26 ottobre arriva infatti Bologna Céline Sciamma, che presenta This Is How a Child Becomes a Poet, girato nell’ultimo appartamento romano di Patrizia Cavalli subito dopo la morte della poeta, e Tutti Frutti, saggio cinematografico realizzato per il progetto Où en êtes-vous? del Centre Pompidou. Al termine delle proiezioni è previsto un incontro con la regista. 

Durante i giorni del festival il Cinema Modernissimo ospita poi tre prime nazionali. Our Body Is an Expanding Star di Semillites Hernández Velasco e Tania Hernández Velasco attraversa in forma autobiografica e onirica i corpi e la memoria familiare di due fratelli queer messicani; Downtown di Michiel van Erp torna all’Amsterdam del 1989 e alle vite di tre amici gay segnate dall’arrivo dell’HIV; AGE – Come sente il presente di Bruno Leggieri, realizzato in collaborazione con CollettivO CineticO, segue invece il percorso dalle audizioni al debutto di nove adolescenti coinvolti nello spettacolo AGE. 

Il cinema attraversa anche la disabilità, la cultura club, l’identità di genere e l’adolescenza. La face cachée de la terre di Arnaud Alain segue un fotografo che sta progressivamente perdendo la vista, mentre In a quiet love di Garry Keane racconta tre coppie di persone sorde attraverso la lingua dei segni irlandese. Move Ya Body: The Birth of House di Elegance Bratton ricostruisce invece la nascita della house music nell’underground queer e nero di Chicago; Feito Pipa (Gugu’s World) di Allan Deberton, vincitore dell’Orso di Cristallo alla Berlinale e del Premio Maguey a Guadalajara, racconta un bambino di undici anni che cresce con la nonna e deve confrontarsi con il peggioramento della sua salute. 

Uno degli eventi speciali dell’edizione precede di un giorno l’apertura ufficiale. Il 28 ottobre inaugura a Senape Vivaio Urbano Corpi Fuori Traccia, prima mostra dedicata all’illustratore, artista queer e attivista a Jacopo Camagni dopo la sua morte, avvenuta il 1° marzo 2026 (visitabile fino al 30 novembre e curata da Marco Bucci, Diego Malara, Jul Maroh e Roberto Pisano). Alla letteratura appartiene invece l’incontro del 3 novembre in Salaborsa con la scrittrice statunitense Catherine Lacey, in dialogo con Samanta Picciaiola su Il libro di Möbius, pubblicato da SUR nella traduzione di Teresa Ciuffoletti, un testo costruito tra autobiografia e invenzione a partire dalla fine improvvisa di una relazione.