- Data di pubblicazione
- 09/02/2026
- Ultima modifica
- 13/02/2026
Fame di vita. Leda Kreider porta in scena “Crave” di Sarah Kane
Scritto nel 1998, Crave è uno dei lavori più radicali di Sarah Kane, tra le più impegnate drammaturghe del secondo novecento inglese. Un testo privo di indicazioni sceniche e di trama tradizionale, costruito come un intreccio di quattro voci identificate dalle lettere A, B, C e M. Un flusso verbale che procede per frammenti, ripetizioni, variazioni ritmiche, restituendo una materia emotiva instabile e vulnerabile, in cui amore, desiderio, dipendenza e violenza affiorano senza mai fissarsi in una forma definitiva. Dal 10 al 15 febbraio il Teatro delle Passioni ospita un nuovo allestimento di questo testo (nella traduzione di Barbara Nativi), il penultimo dell’autrice morta suicida a soli ventotto anni, con la regia e l’interpretazione di Leda Kreider. Lo spettacolo, in prima assoluta, è una produzione di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale e TrentoSpettacoli.
Nella lettura di Leda Kreider, attrice e regista italoamericana premiata con il Premio Mariangela Melato per giovani attori nell’ambito del Premio Hystrio 2025, Crave viene affrontato come una partitura musicale. “Sarah Kane crea immagini vivide, cesellate – spiega – e le sfrutta per sprofondare all’interno di crepe scoscese, squarciando con violenza e ironia cupe zone d’ombra interiori. L’andamento della narrazione segue una continua pulsazione emotiva”. Una dichiarazione che chiarisce il lavoro sul ritmo e sulla necessità della parola, pensata come emanazione diretta di un pensiero viscerale.
La centralità del linguaggio attraversa l’intero progetto. La stessa Kanem che ha lasciato con le sue opere una delle eredità più influenti della scena europea contemporanea, aprendo nuove possibilità per il teatro del presente, ha spiegato come la scrittura seguisse un principio musicale: “In modo particolare con Crave riuscivo a sentire quando potevo migliorare la musicalità del linguaggio. Normalmente quando scrivo so quello che una battuta vuole dire. Con Crave, invece, seguivo il ritmo senza sapere cosa avrei detto”. Il titolo, tradotto in italiano come Febbre, conserva nel termine inglese il significato originario di desiderio, bramosia, fame, una tensione che attraversa ogni parola del testo.
Sola in scena, Leda Kreider interpreta tutte e quattro le voci. A (Adult/Abuser/Author), B (Boy), C (Child) e M (Mother) vengono concepite come articolazioni di un’unica personalità, distribuite su piani temporali differenti. La lingua di C resta in inglese, facendo dialogare l’italiano con la lingua madre del testo e introducendo una frattura ulteriore nel flusso sonoro della scena. Lo spazio scenico, essenziale e dominato dal bianco, restituisce l’idea di un movimento emotivo continuo, senza appigli narrativi stabili. Accanto alla parola, la partitura sonora ha un ruolo determinante. Curata dal sound designer Gianluca Agostini e dalla violinista Virginia Sutera, interviene come una quinta voce, sostenendo e sorprendendo l’attrice.
Nelle note di regia, Kreider legge le quattro figure come incarnazioni di un tempo circolare. Le battute dei personaggi giovani sembrano anticipare quelle degli adulti, come se ogni relazione fosse destinata a ripetersi in forme diverse, ma riconoscibili. Un loop fondato su desiderio e violenza, che attraversa le età e rende impossibile stabilire un’origine chiara del conflitto. Una struttura che porta con sé la domanda che la stessa Kane pone: da dove nascono i mostri, e chi li genera davvero. Lo spettacolo è in italiano e inglese con sovratitoli in italiano.