- Data di pubblicazione
- 20/03/2026
- Ultima modifica
- 20/03/2026
Jasmine Trinca dà voce ad Anne Carson
Una voce sola, attraversata da memoria, perdita e pensiero. Il 21 marzo alle 20.30, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, va in onda su Rai Radio3 Di vetro, dal libro Vetro, ironia e Dio della poetessa canadese Anne Carson, con Jasmine Trinca, la regia di Giorgina Pi e le musiche di Valerio Vigliar. Il progetto nasce da una collaborazione consolidata tra ERT/Teatro Nazionale e Rai Radio3, che negli anni ha costruito un dialogo tra teatro e radio capace di portare l’esperienza delle arti dal vivo a un pubblico più ampio, in occasione di alcune ricorrenze del calendario culturale e civile.
Al centro c’è uno dei testi più intensi della poesia contemporanea, pubblicato nel 1995 e considerato fin dalla sua uscita un momento decisivo per la poesia di lingua inglese di fine millennio. Nella versione radiofonica, la scrittura di Carson prende corpo attraverso la voce di una delle attrici più riconosciute del cinema italiano e internazionale, che ha debuttato in teatro nel 2018 con uno spettacolo diretto da Katie Mitchell proprio coprodotto da ERT. “Di vetro nasce da una passione antica per un testo che continua a sorprendermi per la sua capacità di non consolare il dolore” scrive Giorgina Pi (fondatrice della compagnia Bluemotion e direttrice artistica dello spazio indipendente Angelo Mai a Roma), che firma la regia. “E poi dall’amicizia con Jasmine Trinca, artista luminosa e indomita. Se apparentemente è di vetro l’atmosfera in cui la protagonista vive in quest’opera, è sui resti taglienti rimasti sul pavimento che chi legge cammina. È qui che io e Jasmine abbiamo provato a camminare”.
Il testo racconta di una donna che, dopo una relazione amorosa finita, attraversa il proprio dolore mentre rilegge la vita e l’opera di Emily Brontë. Ne nasce una struttura che tiene insieme autobiografia, critica letteraria e poesia, come se più livelli della realtà si sovrapponessero: il ricordo personale, l’analisi dell’opera altrui, il paesaggio mentale. In questo intreccio, la scrittrice britannica, poetessa e autrice del celeberrimo romanzo “Cime Tempestose”, è una presenza costante, quasi un alter ego. La protagonista legge infatti la sua opera mentre si confronta con la propria esperienza, e la durezza della scrittura di Brontë diventa il luogo attraverso cui pensare la perdita. La casa nella brughiera, in cui Carson si reca per visitare la madre anziana, si popola di presenze: la madre stessa, con cui il dialogo sembra filtrato da un vetro impercettibile; il padre malato; e la figura della grande scrittrice, che si affianca alle altre come un enigma. Dopo la separazione, la geografia quotidiana si altera, gli spazi più familiari si caricano di memoria, l’identità si frammenta tra passato e presente, e il linguaggio tenta di restituire questa condizione attraverso una serie di visioni – dodici “nudi” femminili – che espongono il corpo e l’anima a una vulnerabilità radicale. “Più che costruire metafore, il testo monta materiali eterogenei per raccontare quest’anima intrappolata nel vetro che è la vera creazione di Emily ma anche di Anne – scrive ancora Giorgina Pi. “Ciò che emerge è una catena di immagini, un movimento dell’anima che sopravvive all’esperienza di sé stessa e ci lascia con la sensazione che solo la poesia sia abbastanza capiente da raccontarla”.
Di vetro rappresenta anche uno dei punti più significativi di un più ampio calendario di iniziative che ERT sta dedicando in questa stagione al rapporto tra teatro e poesia, esplorato come spazio di attraversamento tra parola, voce e presenza, e come terreno di sperimentazione dei linguaggi scenici contemporanei.