- Data di pubblicazione
- 08/12/2025
- Ultima modifica
- 08/12/2025
Le possibilità dell’amore. Il nuovo Tristano e Isotta di Landi e Motta
C’è un fuoco attorno al quale ci si raccoglie per ricordare storie antiche e per interrogarne il senso nel presente. Da questa immagine muove Tristano e Isotta, nuova produzione di ERT / Teatro Nazionale che debutta in prima assoluta al Teatro delle Passioni di Modena dal 9 al 21 dicembre. Un mito europeo, uno dei più longevi e contraddittori, torna in scena attraverso lo sguardo di due giovani artiste, Virginia Landi e Tatjana Motta, che interrogano ciò che dell’amore ci riguarda in ogni tempo: come lo raccontiamo, come lo ereditiamo, quali parole utilizziamo per viverlo e narrarlo. Landi, regista più volte finalista al Bando Registi Under 35 della Biennale Teatro, e Motta, drammaturga vincitrice del 55° Premio Riccione per il Teatro, affrontano la vicenda dei due amanti non come un racconto di morte annunciata, ma come un laboratorio aperto attorno alla possibilità dell’amore di sovvertire un ordine sociale fondato sul possesso. La storia di Tristano e Isotta, dai canti della tradizione celtica alle prime trascrizioni frammentarie, racconta un amore impossibile e osteggiato, che sovverte le norme sociali e conduce alla morte, oltrepassa i confini geografici, politici e del tempo. Durante il viaggio che conduce Isotta al suo matrimonio imposto con Re Marco di Cornovaglia, i due giovani bevono un filtro d’amore e diventano amanti. Quel viaggio in nave però li conduce proprio nel luogo in cui il loro amore è destinato a essere impossibile: la corte di Re Marco, simbolo di un ordine politico e sociale che il loro amore minaccia di sovvertire. Tristano e Isotta, semplicemente amandosi, mettono in crisi un sistema fondato sul possesso, in cui il corpo dell’altro è un territorio da conquistare. Il loro legame mette in crisi una società “militarizzata, gerarchica e patriarcale”, come osservano le autrici, che partendo da qui provano a immaginare un linguaggio capace di sottrarsi alle logiche del dominio. “Incontrarci per raccontare e ascoltare di nuovo la storia di Tristano e Isotta significa ritrovarsi a parlare insieme d’amore” spiegano.
Lo spettacolo prende avvio come un rito. I quattro interpreti – Giovanni Cannata, Marta Malvestiti, Cristiana Tramparulo, Riccardo Vicardi – entrano in scena come un gruppo che cerca di ricordare una canzone dimenticata. Improvvisano, provano, si ascoltano: sono una band, un ensemble di attori, i personaggi della storia che stanno per raccontare. Le linee temporali si sovrappongono, facendo emergere una narrazione polifonica in cui ciò che avviene nel presente è continuamente attraversato dal passato. L’idea di memoria è cardine del dispositivo scenico: ricordare diventa un modo per comprendere ciò che si è vissuto e per aprire un varco su ciò che potrebbe ancora accadere. La musica ha un ruolo strutturale. Nella leggenda, Tristano e Isotta si innamorano durante lezioni di musica e, quando sono lontani, si scambiano spartiti come forma di comunicazione. Su questa traccia, la drammaturgia lavora costruendo una dimensione sonora che unisce radici popolari medievali e influenze contemporanee grazie al lavoro del compositore e sound designer Andrea Centonza, presente anche sulla scena insieme agli attori. Il risultato è un paesaggio acustico che sostiene l’intera evoluzione emotiva del racconto.
Il percorso visivo accompagna questo movimento. I costumi di Rossana Gea Cavallo partono dal presente per poi suggerire un Medioevo immaginato, come se il pubblico venisse guidato progressivamente all’interno del ricordo. Il progetto scenico di Maddalena Oriani e il disegno luci di Vincenzo De Angelis creano uno spazio capace di trattenere epoche diverse, proprio come accade nei racconti tramandati oralmente, dove i tempi non sono separati ma convivono. Tristano e Isotta, amandosi, sfidano l’ordine del loro mondo. La bevanda che li unisce, durante il viaggio verso il matrimonio imposto di Isotta con Re Marco di Cornovaglia, apre una frattura che non può essere ricomposta: il loro legame, in cui il desiderio è “pari” e le responsabilità condivise, mina un sistema fondato sulla gerarchia e sul diritto di possesso sul corpo dell’altro. È l’eco di un interrogativo che attraversa tutto il progetto: quali immaginari influenzano ancora oggi le nostre relazioni? Che cosa può rendere l’amore sovversivo?
Il lavoro porta con sé anche l’esperienza di un percorso di formazione realizzato tra l’inverno e la primavera 2025: un PCTO condotto da Landi e Motta con la classe 3B del Liceo Scienze Applicate dell’IIS Corni di Modena, all’interno di un progetto di educazione affettiva. Le riflessioni nate in quel laboratorio di teatro e scrittura collettiva sono entrate nella drammaturgia, offrendo uno sguardo ulteriore sul modo in cui le relazioni vengono vissute e narrate dalle nuove generazioni.
Sabato 13 dicembre, al termine della replica delle ore 19.00, Tatjana Motta, Virginia Landi e Maddalena Giovannelli presentano al pubblico il volume Tre paesaggi, che raccoglie tre testi di Motta – Nessuno ti darà del ladro, Notte bianca e Tristano e Isotta – pubblicato nella collana Linea di ERT e Luca Sossella editore, curata da Sergio Lo Gatto e Debora Pietrobono.