- Data di pubblicazione
- 29/01/2026
- Ultima modifica
- 29/01/2026
Macbeth e il destino immutabile. La Stagione d’Opera del Teatro Alighieri si apre con Verdi
È il confronto con il destino, con la sua forza ineludibile e oscura, ad aprire la nuova Stagione d’Opera del Teatro Alighieri. Il 30 gennaio e 1° febbraio Macbeth di Giuseppe Verdi torna in scena a Ravenna nella regia di Fabio Ceresa, con Giuseppe Finzi alla guida dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. L’opera inaugura il cartellone con uno dei titoli più radicali del catalogo verdiano, primo incontro del compositore con l’ammiratissimo Shakespeare, su libretto di Francesco Maria Piave e Andrea Maffei.
Al centro della lettura registica, la tensione irrisolvibile tra volontà umana e ordine dell’universo. “Come l’Edipo del mito greco, che si affanna per allontanare una sorte finendo tragicamente per compierla, anche Macbeth e Lady vorrebbero affrettare o modificare un destino – immutabile – che è già stato predisposto per loro”, spiega Fabio Ceresa, individuando nella tragedia verdiana una danza incessante di forze che precede e sovrasta le scelte dei personaggi.
In scena, Franco Vassallo interpreta Macbeth, affiancato da Marily Santoro nel ruolo di Lady Macbeth. Accanto a loro, Roberto Scandiuzzi è Banco, Erica Cortese interpreta la dama della Lady, mentre Matteo Falcier e Francesco Pittari sono rispettivamente Macduff e Malcolm. Alin Anca ricopre più ruoli, dal medico al sicario, mentre le apparizioni sono affidate a Leonardo Cavezzali e Aldo Minguzzi, solisti del Coro di voci bianche Ludus Vocalis e Scuola Novello, preparati da Elisabetta Agostini. In scena anche la compagnia di danza Fattoria Vittadini.
La visione scenica di Ceresa costruisce un doppio spazio: da un lato il proscenio, luogo della realtà materiale, dall’altro una dimensione sottile, abitata da ciò che non è ancora o non è più. “Verso di noi il proscenio, la realtà materiale dove si muovono personaggi. In fondo alla scena, la dimensione sottile dove esistono le cose che non sono ancora e quelle che non sono più”, racconta il regista nelle note. I due piani sono collegati da un percorso astratto di cornici concentriche, varco simbolico tra nascita e morte, luce e buio, in un mondo in cui “non c’è morale, non c’è psicologia, ma solo una danza di forze.
Le scene di Tiziano Santi, i costumi di Giuseppe Palella e le coreografie di Mattia Agatiello disegnano un universo visivo in cui l’asciutta geometria dello spazio scenico trova un contrappunto nell’opulenza sacrale dei costumi, evocando una dimensione mitica e vertiginosa. L’inaugurazione della Stagione segna anche un rinnovato dialogo tra spettacolo dal vivo e arti visive. I materiali promozionali si ispirano all’Hermaphroditus (2011) del mosaicista Giuliano Babini e ai ritratti fotografici di Clara Civenni, Alexsandra Pickard e Vera Della Scala, studentesse del Conservatorio G. Verdi, che indossano i costumi realizzati da Alessandra Landini, Francesca Fantoni e Federica Sabbatani per il corso di Decorazione di Graziano Spinosi all’Accademia di Belle Arti.
Il percorso lirico proseguirà con L’italiana in Algeri (13 e 15 marzo) e Carmen (24 e 26 aprile), nuovi allestimenti che completano il cartellone. Le regie sono affidate rispettivamente a Fabio Cherstich e Stefano Vizioli, mentre in buca torna l’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini, diretta da Alessandro Cadario per Rossini e Audrey Saint-Gil per Bizet.
La Stagione d’Opera e Danza 2025/26 è resa possibile dal sostegno del Comune di Ravenna, della Regione Emilia-Romagna e del Ministero della Cultura, con il contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna.