Orfeo ed Euridice. Shirin Neshat rilegge il mito in bianco e nero

07 aprile 2026

 Orfeo ed Euridice, il capolavoro riformista di Christoph Willibald Gluck arriva al Teatro Valli di Reggio Emilia  il 10 e 12 aprile. L’opera, su libretto di Ranieri de’ Calzabigi, viene proposta nella versione di Vienna del 1762, quella che inaugurò il progetto riformatore gluckiano, restituendo centralità al dramma e all’unità dell’azione musicale.  Alessandro De Marchi, interprete di riferimento del repertorio barocco e classico, è sul podio alla guida di Modo Antiquo, ensemble italiano fondato da Federico Maria Sardelli, specializzato in musica antica e barocca su strumenti storici. Il Coro del Teatro Regio di Parma è  preparato da Martino Faggiani.  Protagonisti interpreti di primo piano della scena barocca internazionale: il controtenore Carlo Vistoli nel ruolo di Orfeo, tra i più richiesti interpreti del repertorio sei-settecentesco nei principali teatri europei; Francesca Pia Vitale (Euridice) e Theodora Raftis (Amore), apprezzate interpreti del repertorio barocco e classico

A firmare la regia del nuovo allestimento, realizzato in coproduzione con il Teatro Regio di Parma, è la celebre artista iraniana-americana Shirin Neshat. La sua lettura affianca all’azione teatrale un secondo livello narrativo, costruito attraverso immagini filmiche girate in regione, che si sovrappongono alla scena offrendo uno sguardo intimo sui personaggi e sulle loro relazioni. Orfeo ed Euridice non appaiono come figure mitologiche, ma come esseri umani attraversati da amore, dolore e incomunicabilità, in un viaggio sospeso tra vita e morte.

“Ho subito capito che quest’opera era la storia giusta per me – scrive Shirin Neshat – con interessanti possibilità visive e concettuali perfettamente in linea con il mio lavoro”. La regista immagina l’allestimento in bianco e nero, cifra ricorrente del suo linguaggio artistico, per dare forma alle dualità che attraversano il mito: amore e morte, coscienza e subconscio, realtà e illusione. In questa interpretazione, Orfeo è un uomo in crisi esistenziale, incapace di distinguere tra i diversi piani dell’esperienza, mentre Euridice è segnata da un dolore che la conduce a un gesto estremo.

La messinscena si avvale delle scene di Heike Vollmer, dei costumi di Katharina Schlipf, delle luci di Valerio Tiberi, delle coreografie di Claudia Greco e della drammaturgia di Yvonne Gebauer, con la direzione della fotografia di Rodin Hamidi per la parte filmica. Il risultato è un dispositivo scenico in cui musica, immagini e azione teatrale concorrono a un’unica narrazione stratificata.

 

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