Primo Maggio di festa tra teatri, pranzi popolari e performance

30 aprile 2026

Piazze, cortei e concerti: è il Primo Maggio!  Main Emilia-Romagna la festa dei lavoratori  passa anche attraverso i teatri, che si aprono come luoghi di incontro, festa e riflessione, intrecciando arti performative, convivialità e memoria del lavoro. A Bologna, Valsamoggia e Gualtieri, tre appuntamenti diversi tra loro disegnano una piccola geografia della festa, in cui il teatro dà vita a una dimensione comunitaria e il tempo festivo si mescola a quello della partecipazione.

A Gualtieri il Primo Maggio prende la forma di una intera giornata nel teatro. Al Teatro Sociale si rinnova la tradizionale Cena dei Lavoratori, nata nel 2013 dopo il restauro della platea e dedicata ai Mur-Attori, gli “attori-muratori” che parteciparono volontariamente al recupero degli spazi nell’ambito di Cantiere Aperto. Prima della cena, dalle 16, sono in programma visite guidate a offerta libera curate dagli stessi Mur-attori, che accompagnano il pubblico nella storia dell’ala nord di Palazzo Bentivoglio e nelle molte vite del teatro, tra prigioni, scaloni, camerini, vecchi teatrini e cabine cinematografiche. La cena, affidata quest’anno all’Associazione Jaima Sahrawi con la collaborazione dell’Associazione Amici Bar Parigi, ha anche una finalità solidale, perché il ricavato sarà devoluto a sostegno delle attività in favore del popolo sahrawi. Durante la serata sarà inoltre presentato il programma di Terreni Fertili Festival 2026, che comincerà il giorno successivo.

Anche il Teatro delle Ariette, a Valsamoggia, sceglie di attraversare il Primo Maggio con una formula che tiene insieme spettacolo e tavola condivisa, nello stile inconfondibile della compagnia fondata da Paola Berselli e Stefano Pasquini. La giornata, inserita nel cartellone di Feste d’altri tempi e realizzata con il patrocinio del Comune di Valsamoggia, comincia a mezzogiorno con Strada Maestra di e con Laura Nardinocchi e Niccolò Matcovich, nato da una serie di domande sul rapporto tra esseri umani e natura, tra paura, memoria e possibilità di ascolto. Dopo il pranzo popolare autogestito, accompagnato dalla pizza di Lorenzo Cagnoli / forneria contadina Pasta Madre, il pomeriggio prosegue con RIO di e con Giulia Cammarota, funambola che intreccia teatro e circo in un racconto di trasformazione e attraversamento, costruito tra vulnerabilità, crisi e ricerca di un nuovo equilibrio. 

A Teatri di Vita, a Bologna, invece il mese di maggio si apre con la decima edizione di resiDANZE di primavera, in programma dal 1° al 10 maggio, e con il focus internazionale Cuore di Lituania. Il via coincide proprio con la giornata del lavoro e assume la forma di una festa che coinvolge gli spazi interni ed esterni del teatro. Al centro c’è il tradizionale Pranzo del Primo Maggio, organizzato insieme alle Cucine Popolari, a cui sarà destinata parte del ricavato, in un intreccio esplicito tra incontro, solidarietà e partecipazione. Attorno al pranzo si sviluppa un programma che comprende la musica di Claudia Scuro con Canzoni di lotta, canzoni d’amore e, nel pomeriggio, L’ultima casa di Rosa di Sandro Fracasso, interpretato da Francesco Baldi, storia operaia e surreale di un amore tra un metalmeccanico e la macchina. È l’avvio di un programma più ampio che nei giorni successivi ospiterà residenze artistiche, studi performativi, cinema e due prime nazionali lituane, confermando la vocazione di Teatri di Vita a far convivere ricerca, accoglienza e apertura internazionale.

Il 1° maggio si apre anche Romagna in Fiore, rassegna nata per riportare la musica nei luoghi colpiti duramente dall’alluvione del 2024, ma farlo in modo ecosostenibile e leggero, senza infrastrutture invasive, invitando il pubblico a raggiungere i concerti a piedi o in bicicletta. Il primo appuntamento è a Fontanelice, presso la Torre di Fornione, struttura medievale che testimonia ancora la presenza degli Alidosi, signori di Castel del Rio. In questo territorio dell’Appennino bolognese, dove sono state rinvenute tracce etrusche e romane, si esibisce Davide Ambrogio, polistrumentista calabrese che negli ultimi anni ha costruito un percorso originale a partire dalla tradizione orale della sua terra. Il suo lavoro unisce canto arcaico, strumenti acustici e una sensibilità contemporanea; il recente album Mater Nullius riflette sul rapporto fra uomo e natura, tema che trova una risonanza naturale nella cornice della rassegna. Ad aprire il pomeriggio sarà Laura Agnusdei, sassofonista che si muove tra improvvisazione, jazz ed elettronica.