- Data di pubblicazione
- 29/01/2026
- Ultima modifica
- 30/01/2026
Ritorno a casa: Massimo Popolizio porta Pinter al Teatro Storchi
È uno dei testi più emblematici e perturbanti di Harold Pinter, scritto nel 1964 e capace ancora oggi di mettere a nudo i meccanismi di potere che regolano i rapporti familiari e affettivi. Dopo Prima del temporale, che ha inaugurato la stagione di ERT a Modena, Massimo Popolizio torna al Teatro Storchi con Ritorno a casa, opera ambientata interamente in un appartamento londinese.
Protagonista è un vero e proprio “gruppo di famiglia in un interno”. Il padre vedovo Max, ex macellaio e frequentatore di ippodromi, vive con il fratello Sam e con i figli Lenny e Joey, figure segnate da fragilità, violenza e desideri distorti. L’arrivo notturno del figlio maggiore Teddy, rientrato dagli Stati Uniti con la moglie Ruth, innesca un’apparente occasione di ricongiungimento che si trasforma rapidamente in una spirale di tensioni, seduzioni e rapporti di forza sempre più espliciti.
Nel testo di Pinter, il conflitto non procede per esplosioni drammatiche, ma per slittamenti, allusioni e silenzi carichi di significato. Il linguaggio diventa un’arma, la seduzione uno strumento di controllo, la casa un campo di battaglia in cui si ridefiniscono ruoli e gerarchie. Cinismo, crudeltà e humor nero si intrecciano in una scrittura che sovverte le logiche tradizionali del potere e mette lo spettatore di fronte a un universo familiare tanto quotidiano quanto inquietante. La regia di Massimo Popolizio, che firma anche l’interpretazione di uno dei ruoli principali, valorizza la natura quasi cinematografica del testo, restituendone l’ambiguità e la complessità senza forzarne i significati. In scena con lui Christian La Rosa, Paolo Musio, Alberto Onofrietti, Eros Pascale e Malvina Ruggiano, chiamati a dare corpo a un sistema di relazioni instabili, dove ogni parola può ribaltare l’equilibrio della scena.
Le scene di Maurizio Balò, i costumi di Gianluca Sbicca e Antonio Marras, le luci di Luigi Biondi e il suono di Alessandro Saviozzi contribuiscono a costruire uno spazio domestico essenziale e claustrofobico, in cui il tempo sembra sospeso e ogni gesto assume un valore simbolico.
Per chi vuole approfondire i temi dello spettacolo, il 30 gennaio alle 18, nel Ridotto, è in programma un appuntamento del ciclo Conversando di teatro, promosso da ERT e dall’Associazione Amici dei Teatri Modenesi, con la compagnia e la moderazione di Angela Albanese, docente di Letterature comparate dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Il 1 febbraio, la replica è audiodescritta per spettatori non vedenti e ipovedenti, grazie alla collaborazione con il Centro Diego Fabbri di Forlì, nell’ambito del progetto Teatro No Limits.