- Data di pubblicazione
- 06/07/2026
- Ultima modifica
- 06/07/2026
Santarcangelo 56 | Ali Chahrour porta in scena le vite negate delle lavoratrici migranti in Libano
Per molte lavoratrici domestiche migranti in Libano, il mare è apparso per la prima volta non come promessa di libertà, ma come luogo di abbandono. Da questa immagine nasce When I Saw the Sea, lavoro del coreografo e danzatore libanese Ali Chahrour, in scena il 9 luglio al Teatro Amintore Galli di Rimini, nell’ambito di Santarcangelo Festival. Lo spettacolo apre le porte a storie a lungo rimaste invisibili, immergendosi nell’incubo della kafala, il sistema di sponsorizzazione lavorativa diffuso in diversi Paesi del Medio Oriente e assimilabile a una forma di servitù. Al centro ci sono le vite delle lavoratrici domestiche migranti in Libano, sospese tra sfruttamento e libertà, tra la minaccia della morte e una celebrazione ostinata della vita. In scena, tre donne e attiviste danno voce a un’esperienza collettiva segnata da razzismo strutturale, abusi e violenze. Attraverso danza, musica e canto, Chahrour costruisce un lavoro che attraversa i temi dell’amore, della maternità, della guerra, della casa e dell’esilio, componendo un ritratto politico e insieme profondamente umano.
Il titolo rimanda a un episodio preciso e recente. Nel settembre 2024, durante l’escalation della guerra in Libano, numerose lavoratrici domestiche migranti furono abbandonate dai propri datori di lavoro. Mentre il Ministero dell’Istruzione apriva rifugi per i cittadini sfollati, queste donne ne furono escluse e costrette a cercare riparo sul lungomare di Beirut. Per molte di loro, quel momento coincise con la prima visione del mare.
When I Saw the Sea nasce da questa immagine di abbandono e rivelazione, per denunciare un sistema fondato sulla dipendenza e sulla privazione dei diritti, ma rende anche omaggio al coraggio di chi continua a lottare per la libertà e la giustizia. La scena diventa così uno spazio in cui la violenza non cancella la possibilità del canto, del movimento, della relazione.
Nato a Beirut, Ali Chahrour sviluppa la propria ricerca a partire dal contesto culturale e politico in cui vive, cercando un linguaggio coreografico radicato nella propria cultura e distante dai modelli occidentali. Dopo una trilogia dedicata alla morte, in cui ha rielaborato rituali funebri tradizionali in chiave contemporanea, ha aperto un ciclo di lavori sull’amore, tra cui The Love Behind My Eyes, premiato allo Zürcher Theater Spektakel. Le sue performance sono state presentate al Festival di Avignone e in numerosi contesti internazionali.