- Data di pubblicazione
- 12/01/2026
- Ultima modifica
- 12/01/2026
Atomica: Muta Imago porta in scena la responsabilità dell’uomo nell’era nucleare
Uno spettacolo che interroga il Novecento nel suo punto di massima frattura morale e lo fa risuonare nel presente. È Atomica, il nuovo lavoro di Muta Imago, compagnia che porta avanti da anni una ricerca che intreccia teatro, performance, suono e radio. Una coproduzione ERT/Teatro Nazionale che arriva all’Arena del Sole di Bologna il 16 e 17 gennaio.
Il lavoro guidato dalla regista Claudia Sorace e dal dramaturg e sound artist Riccardo Fazi porta sul palco la corrispondenza tra il filosofo Günther Anders e Claude Eatherly, il meteorologo che diede il via libera allo sgancio della bomba atomica su Hiroshima. Lo spettacolo nasce dall’incontro tra due solitudini lontane diecimila chilometri. Anders scrive dalla sua stanza di Vienna, Eatherly risponde dal manicomio militare di Waco, in Texas, dove è stato internato dopo una serie di tentativi di suicidio. È il 1959 quando inizia questo scambio epistolare che mette in relazione filosofia e vita, responsabilità individuale ed evento storico, colpa e possibilità di redenzione. La scena restituisce questo dialogo come un attraversamento del tempo, in cui le parole diventano un ponte fragile ma necessario tra due uomini che cercano di comprendere ciò che è accaduto e ciò che ancora accade.
Nello spettacolo, interpretato da Alessandro Berti (Anders) e Gabriele Portoghese (Eatherly), la storia personale del meteorologo americano si intreccia alla riflessione filosofica sul “dislivello prometeico”: l’incapacità dell’essere umano di immaginare pienamente le conseguenze delle proprie azioni tecniche. La mattina del 6 agosto 1945 Eatherly, dall’abitacolo dello Straight Flush, il B29 di ricognizione che pilotava, autorizza lo sgancio della bomba atomica su Hiroshima. Tornato in patria come eroe di guerra, sarà l’unico a non riuscire a convivere con i fantasmi delle vittime innocenti. Furti, rapine, l’abbandono della famiglia, il tentativo di farsi riconoscere colpevole agli occhi della società diventano per lui una via di espiazione che lo conduce all’internamento.
La drammaturgia costruisce Atomica come una riflessione sulla responsabilità individuale di fronte a eventi collettivi e irreversibili. Anders vede in Eatherly l’incarnazione vivente del suo pensiero; Eatherly trova nel filosofo la possibilità di essere ascoltato, forse salvato. La loro relazione, fatta di lettere, affetto e fratellanza, si oppone a una società che procede in una corsa al riarmo incapace di interrogarsi sulle proprie azioni.
“I due performer, Gabriele Portoghese e Alessandro Berti – si legge nelle note di regia – abitano un unico luogo, uno spazio vuoto che ricorda una stanza, a partire dal quale costruiscono una relazione fatta di prossimità e distanza, di risonanza e riverbero. […] In fondo alla scena una macchina luminosa e sonora ispirata al Maniac, il computer che permise la costruzione delle prime bombe atomiche, respira e abita il presente assieme ai due protagonisti: un oggetto-mostro che rappresenta tutto ciò che non riusciamo a figurarci, che supera la nostra capacità di immaginazione”.
La scena, disegnata da Paola Villani, i costumi di Fiamma Benvignati, le luci di Maria Elena Fusacchia e le musiche originali di Lorenzo Tomio concorrono a creare un ambiente essenziale e minacciato, attraversato da una presenza tecnologica che diventa metafora del potere distruttivo fuori controllo. La consulenza letteraria di Paolo Giordano accompagna un lavoro che mette in relazione pensiero, immaginazione e responsabilità etica in un momento storico nel quale le armi nucleari cominciano a non essere più tabù nel discorso pubblico.