Daria Deflorian e Han Kang a Bologna: Che dolore terribile è l’amore per l'apertura della stagione Ert

16 Ottobre 2026

Ci sono eventi che la storia riduce a liste di nomi, date, numeri. Che dolore terribile è l’amore, il nuovo spettacolo di Daria Deflorian tratto da Non dico addio di Han Kang, parte invece dal gesto opposto: restituire a una tragedia i volti, le relazioni, gli oggetti e le vite che la violenza tende a cancellare. Dopo il debutto internazionale al Festival di Avignone, il lavoro (una co-produzione ERT) arriva in prima nazionale all’Arena del Sole  dal 22 al 25 ottobre, in apertura della stagione  Opera Aperta  di ERT/Teatro Nazionale  a Bologna, con Deflorian in scena insieme a Monica Piseddu e Maria Grazia Mandruzzato. 

È il secondo incontro diretto di Deflorian con la scrittura della Premio Nobel sudcoreana dopo La vegetariana, con cui ha debuttato proprio all’Arena del Sole nel 2024. Questa volta il punto di partenza è un romanzo che attraversa la repressione della rivolta di Jeju del 1948, durante la quale furono uccisi trentamila civili. Ma anche stavolta, come era già accaduto in Atti Umani, la storia collettiva non entra nel libro in forma di documento bensì attraverso una relazione intima. Gyeong-ha riceve un messaggio dall’amica In-seon, ferita mentre lavorava il legno e ricoverata sulla terraferma. A Jeju è rimasto un uccellino che rischia di morire di fame. È questo piccolo compito a mettere in movimento un viaggio che conduce progressivamente dentro una memoria molto più vasta. Nel romanzo la ricerca riguarda anche una persona scomparsa e, attraverso di lei, il modo in cui la violenza storica cancella le singolarità. 

La regista e autrice sembra trovare precisamente in questo passaggio il punto di contatto con il proprio teatro, da sempre interessato a ciò che resta ai bordi delle grandi narrazioni e alla possibilità di riportarlo al centro evocandolo, accerchiandolo, aprendo spiragli nei fatti e interrogandosi a vista sulla loro rappresentabilità. In scena questa resistenza all’oblio prende la forma di tre figure e di due relazioni essenziali, l’amicizia tra le protagoniste e il rapporto fra una madre e una figlia. L’azione si concentra nella falegnameria che In-seon ha ricavato dal vecchio deposito di mandarini della madre. È una notte sospesa, nella quale passato e futuro sembrano perdere i propri confini e il presente appartiene soprattutto ai fantasmi, ai dialoghi con loro e a quelli che i morti intrattengono fra loro.

La drammaturgia è firmata dalla stessa regista, con un progetto condiviso con Monica Piseddu e Andrea Pizzalis, dramaturg Eric Vautrin e la collaborazione di Nikolai Palmieri e Blu Silla. La scena è di Pizzalis, le luci di Giulia Pastore, il suono di Emanuele Pontecorvo, i costumi di Ettore Lombardi.