- Data di pubblicazione
- 12/06/2026
- Ultima modifica
- 12/06/2026
Festival Aperto attraversa i nostri “tempi interessanti” tra musica, danza e nuove geografie della scena
“Benvenuti in tempi interessanti”. Il titolo della diciottesima edizione di Festival Aperto, in programma a Reggio Emilia dal 10 settembre al 15 novembre, arriva da Slavoj Žižek, tra i più noti filosofi contemporanei, e da quella formula, spesso attribuita a un’antica maledizione cinese, in cui convivono minaccia e promessa. Vivere in tempi interessanti significa infatti abitare una soglia instabile, dove l’inquietudine e il non ancora noto può diventare anche possibilità, apertura, spostamento dello sguardo. Il festival, che si snoda tra teatri e altri spazi della città (da i teatri Valli, Ariosto e Cavallerizza alla Sala Verdi, da Collezione Maramotti, Reggiane Parco Innovazione, Teatro Piccolo Orologio alla Palestra della Scuola Aosta) costruisce il proprio programma attorno a questo concetto, con oltre 30 spettacoli, più di 60 repliche, 15 tra produzioni e coproduzioni, prime assolute e prime italiane, in un percorso che tiene insieme musica contemporanea, danza, performance, jazz e circo contemporaneo.
Uno dei nuclei più forti dell’edizione 2026 riguarda proprio le ex Officine Meccaniche Reggiane, dove il Parco Innovazione diventa palcoscenico in tre tempi. A settembre, in collaborazione con Dinamico Festival e con il sostegno di Fondazione Nuovi Mecenati, arriva la compagnia francese Rasposo con Hourvari, spettacolo di circo contemporaneo per undici acrobati ospitato in un grande chapiteau accanto al carroponte. A seguire, Square di Lorenzo Bianchi Hoesch, passeggiata sonora ideata all’IRCAM/Centre Pompidou e riadattata per il sito reggiano in coproduzione con Festival Aperto e in collaborazione con STU Reggiane, trasforma l’area in un cinema acustico a cielo aperto, dove il reale diventa la parte visiva dell’esperienza. È però al Capannone 15 che si concentra uno degli appuntamenti più rari del calendario europeo: 11.000 Saiten di Georg Friedrich Haas, eseguito dal Klangforum Wien insieme a cinquanta giovani pianisti selezionati tra i conservatori del territorio e attraverso una call pubblica. Cinquanta pianoforti e un ensemble da camera circondano il pubblico, investito dal suono da ogni direzione. La produzione, firmata Festival Aperto / Fondazione I Teatri nell’ambito di Reggio Parma Festival 2026, in collaborazione con STU Reggiane, sarà l’unica occasione di vedere in Italia un’opera che, dopo il debutto a Bolzano nel 2023, è stata eseguita finora solo a New York, Berlino, Vienna, Praga, Anversa e Amsterdam.
Al Teatro Municipale Valli si apre con Les Amazones d’Afrique, collettivo femminile nato a Bamako nel 2014. Sul palco Mamani Keïta, Fafa Ruffino e Adeola Soyemi portano lingue, bambara, fon, mooré, bètè, groove e una musica che assume la forma di un atto di rivendicazione politica. La scelta conferma una linea già presente in precedenti edizioni, inaugurate da artiste come Oumou Sangaré e Nneka: guardare alle Afriche al plurale, come spazio di voci, scene e immaginari differenti. Questa apertura torna in The Gathering Project, presentato in prima italiana: una giornata dedicata al Mediterraneo che comincia con una colazione libanese e si chiude in Piazza Prampolini con Dance People del libanese-francese Omar Rajeh, coproduzione Festival Aperto / Fondazione I Teatri – LAC Lugano Arte Cultura, finalista del FEDORA – Van Cleef & Arpels Dance Prize 2025. Nel mezzo si collocano Prelude to Violence di Ghida Hachicho, sui meccanismi della violenza collettiva, e Soul(s) Power del tunisino Hamdi Dridi, tra danza urbana e contemporanea. A ottobre, con BAMBU, progetto ideato da Roberto Castello / ALDES, arrivano tre voci della scena coreografica africana: la keniota Diana Odhiambo con Thin Line, la nigeriana Linda Sarki Johnson con MAHAKA e la congolese Stéphanie Mwamba con Kizazi, in un dispositivo che prova a rovesciare lo sguardo, affidando alle reti africane la proposta e alle reti italiane la scelta.
La musica attraversa invece il programma con due centenari. Miles Davis viene riletto nella sua fase elettrica, 1968-1975, da Wayne Horvitz Electric Circus Miles in the Sky, con Horvitz alla conduction di un grande ensemble di solisti italiani. Hans Werner Henze è invece al centro di Voices, ciclo di ventidue canzoni del 1973 su testi di Brecht, Ho Chi Minh, Ungaretti, Enzensberger, affidato a NEUE – New European Ensemble, diretto da Carlo Boccadoro, in collaborazione con Romaeuropa Festival.
Il cartellone musicale accoglie inoltre Scarecrow, cineconcerto con tre mediometraggi di Buster Keaton e partitura originale di Martin Matalon, eseguita dall’Ensemble Multilatérale diretto da Léo Warynski; una nuova composizione di Filippo Perocco, liberamente ispirata alle Metamorfosi di Ovidio, per Ensemble L’Arsenale con i video di Lillevan, in prima assoluta e in coproduzione con il Teatro Del Monaco di Treviso; il Naghash Ensemble del compositore armeno-statunitense John Hodian; Katarina Gryvul con Spomyn; nuvolario di Filippo Andreatta / OHT, teatro-da-camera in miniatura su musiche di Louis Andriessen. Arto Lindsay debutta con The Ghost of Unity, nuovo progetto che riunisce la sua band, l’Icarus Ensemble e il Coro Interculturale di Reggio Emilia diretto da Gaetano Nenna, in coproduzione con Angelica | Centro di Ricerca Musicale. Tornano infine a Reggio Emilia gli Einstürzende Neubauten, guidati da Blixa Bargeld, con Rampen: apm: alien pop music, in collaborazione con Festival Barezzi.
Un ciclo autonomo è dedicato al pianoforte con PianIstmi. Agnese Toniutti porta le Sonate e Interludi per pianoforte preparato di John Cage e la Suite for Toy Piano; Erik Bertsch costruisce Echi e Risonanze tra Henze, Saariaho, Kurtág e Stroppa; il cubano Aruan Ortíz, con Cub(an)ismo, attraversa jazz cubano, classica europea, radici africane e ricerca free; Andrea Rebaudengo chiude il ciclo con Improvisers / Composers, tra Horvitz, James W. Newton Jr., Matt Mitchell e Uri Caine. Lo stesso lavoro di scavo sul suono ritorna in Cerchi concentrici di Ludus Gravis, con quattro contrabbassi, musiche di Cage, Andriessen, Steen-Andersen, una nuova commissione di Oscar Bianchi e i disegni dal vivo di Stefano Ricci.
Sul versante della danza spicca Crystal Pite, coreografa associata del Nederlands Dans Theater dal 2008, che firma per la prima volta un progetto site specific, alla Collezione Maramotti, in una commissione di Festival Aperto / Fondazione I Teatri in collaborazione con Collezione Maramotti e Max Mara. Mentre per la danza italiana ed emiliano-romagnola si segnalano MM Contemporary Dance Company, diretta da Michele Merola, che costruisce una serata su Sidi Larbi Cherkaoui ed Enrico Morelli; CCN Aterballetto che torna al Teatro Municipale Valli con due prime assolute: Ceneri di Marcos Morau, nuova creazione per l’intera compagnia, omaggio a Pier Paolo Pasolini ispirato a Le ceneri di Gramsci, e Doppiogioco, in cui Philippe Kratz insieme a Fabio Cherstich trasforma un campo da basket in spazio performativo, tra classica, contemporanea e hip hop. La compagnia sarà presente anche con MicroDanze @RE, format che dissemina brevi creazioni itineranti in luoghi non convenzionali, fuori e dentro il Teatro Ariosto.
Completano il quadro voci e opere di Kyle Abraham, Collectif FAIR-E di Rennes, Daniele Ninarello, Raffaella Giordano, Stefania Tansini, Lisa Vereertbrugghen. La rete di Reggio Parma Festival sostiene alcune delle commissioni più ambiziose, mentre tornano la collaborazione con Teatro Sociale di Gualtieri per Direction Under 30 e quella con Centro Teatrale Mamimò, presente con Cantico della Scomparsa.
Festival Aperto è sostenuto dalla Regione Emilia-Romagna.