- Data di pubblicazione
- 05/02/2026
- Ultima modifica
- 05/02/2026
Lucia camminava sola: anatomia di una condanna
Sono passati più di trecento anni, ma la storia di Lucia C. continua a risuonare nel presente. È la storia di una donna giudicata senza processo, di un corpo esposto come spettacolo pubblico, di una voce ridotta a poche righe d’archivio. Dal 5 all’8 febbraio all’Arena del Sole di Bologna debutta in prima assoluta Lucia camminava sola – Materiali per un documentario, spettacolo scritto e diretto da Tolja Djokovic, che con questo testo ha vinto il 57° Premio Riccione per il Teatro. Il lavoro prende avvio da una vicenda storica ambientata a Bologna nel 1709, quella di Lucia C., appunto. A venticinque anni, orfana di padre e senza marito, la giovane viene arrestata con l’accusa di aver ucciso il figlio appena nato. Il processo è sommario, privo di indagini e di contraddittorio, la sua voce non emerge se non in frammenti minimi, filtrati dai documenti giudiziari. La condanna si conclude con l’esecuzione e con l’esposizione pubblica del corpo, destinato alla dissezione anatomica in piazza San Petronio, oggi Piazza Maggiore.
A questo primo piano narrativo se ne affianca un secondo, contemporaneo. Una regista di documentari – alter ego dell’autrice – si imbatte nella storia di Lucia e resta progressivamente catturata da quella vicenda lontana nel tempo. L’indagine storica si trasforma così in un percorso ossessivo che attraversa musei anatomici, cere e terrecotte di corpi gravidi, tentando di ricostruire le trasformazioni fisiche di un corpo femminile che non ha potuto raccontarsi. Nel raccontare Lucia, la regista finisce per interrogare sé stessa, mettendo in dialogo due solitudini separate da tre secoli.
In Lucia camminava sola, l’analisi puntuale del corpo anatomico diventa un affondo sull’ossessione dello sguardo: sul bisogno di essere viste, sulla violenza implicita nell’atto di guardare, sulla possibilità di restituire dignità a un corpo reso oggetto di spettacolo. La narrazione procede per piani paralleli, evitando ogni ricostruzione naturalistica, e costruisce un dispositivo che resiste alla classificazione, lasciando emergere un mistero che si mostra e insieme si sottrae.
In scena Aura Ghezzi, Jacopo Giacomoni e Martina Tinnirello, affiancati dalla compositrice Federica Furlani, che firma sound design e musiche ed esegue dal vivo insieme agli interpreti. Le scene e le luci sono curate da Francesco Cocco, con Giulia Bandera, i costumi da Sandra Cardini.
Attorno allo spettacolo, ERT/Teatro Nazionale (produttore assieme a E Production, Teatro Stabile di Bolzano e Riccione Teatro) ha sviluppato due percorsi di public engagement, che ampliano il lavoro scenico in pratiche di conoscenza condivisa. Ci sono delle donne, ecco tutto è un laboratorio di lettura dedicato al corpo delle donne e alle sue rappresentazioni nella medicina, nella letteratura e nel pensiero, curato da Tolja Djokovic e dalla psicoanalista Anna Stefi.
Squisite anatomie è invece un laboratorio di ricerca e creazione rivolto alle scuole superiori, che affianca alla visione dello spettacolo visite attive al Museo di Palazzo Poggi, alla Collezione delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” dell’Università di Bologna e al Teatro Anatomico dell’Archiginnasio.
L’ultimo incontro del percorso Ci sono delle donne, ecco tutto si svolge in occasione delle repliche bolognesi: il 7 febbraio, alle 16.30, nella Sala Thierry Salmon, con Riconoscersi (vagina), un dialogo tra l’autrice, Anna Stefi e circa trenta partecipanti, realizzato in collaborazione con la Biblioteca Italiana delle Donne e nell’ambito del Patto per la lettura di Bologna.