- Data di pubblicazione
- 05/05/2026
- Ultima modifica
- 05/05/2026
Da Wagner a Mahler, Daniel Harding e Santa Cecilia al Bologna Festival
Dopo l’inaugurazione affidata a Simon Rattle e alla Chamber Orchestra of Europe, la quarantacinquesima edizione del Bologna Festival prosegue con un nuovo appuntamento della sezione Grandi Interpreti. L’8 maggio alle 20.30, al Teatro Manzoni, Daniel Harding, uno dei direttori più affermati della sua generazione, dirige l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in un programma che attraversa due snodi decisivi del repertorio tardo-romantico e moderno: il Preludio e morte di Isotta dal Tristano e Isotta di Richard Wagner e la Quarta Sinfonia di Gustav Mahler, con il soprano Christiane Karg.
Per Harding, più volte presente a Bologna, questo ritorno porta con sé anche il ricordo di Claudio Abbado, suo mentore negli anni della formazione, quando il giovane direttore inglese si avvicinava all’universo musicale dei Berliner Philharmoniker. A Bologna, del resto, Abbado ha legato uno dei suoi progetti più personali, l’Orchestra Mozart, dedicata ai giovani musicisti. “Penso ad Abbado ogni volta che faccio musica”, racconta Harding. “È stato l’ispirazione e l’influenza più grande della mia vita, e proprio nell’Orchestra di Santa Cecilia ho ritrovato molti musicisti conosciuti con lui che hanno avuto il suo benefico influsso quando erano molto giovani. Noi musicisti facciamo tutti parte della famiglia Abbado”.
È una dichiarazione che illumina anche un’idea di direzione fondata sulla trasparenza del gesto, sull’ascolto interno dell’orchestra, sulla chiarezza delle strutture musicali. Un’eredità che Harding porta oggi nel lavoro con l’Orchestra e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, di cui è direttore musicale dalla stagione 2024/2025. Il programma bolognese accosta Wagner e Mahler come due momenti di una stessa linea di tensione e trasformazione. Nel Preludio e morte di Isotta, Wagner concentra il senso profondo del Tristano e Isotta: il desiderio, la sospensione armonica, l’attesa di una risoluzione che sembra continuamente differita, fino alla trasfigurazione finale di Isotta. Composto tra il 1857 e il 1859, il Tristano segna una svolta nella storia della musica moderna per l’intensità del cromatismo, le modulazioni continue, la forza di un linguaggio che spinge l’armonia verso territori nuovi. Il Preludio e morte di Isotta fu eseguito per la prima volta a Praga nel 1859 sotto la direzione di Hans von Bülow; l’opera completa debuttò invece a Monaco nel 1865.
Con la Quarta Sinfonia, composta tra il 1899 e il 1900, Mahler chiude il ciclo delle Wunderhorn-Symphonien e inaugura una scrittura più essenziale, meno monumentale, solo in apparenza più limpida. Il finale, affidato alla voce di soprano, nasce da un lied già scritto nel 1892 e restituisce una visione celeste infantile, attraversata però da un’inquietudine sottile. Alla classicità viennese evocata dalla superficie musicale si affiancano ambiguità, scarti, una strumentazione singolare e una complessità contrappuntistica che rendono la semplicità mahleriana tutt’altro che pacificata.